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Claudia Campone – Ci piace spingerci sempre un pò oltre

20 - 04 - 2026

Con il suo studio, THiRTYONE Design + Management, Claudia Campone lavora a stretto contatto con brand prestigiosi traducendone identità e linguaggio nel contesto architettonico. Nel suo lavoro l’arte non è mai decorazione, ma spunto per fare ricerca e nutrire la creatività.

Può raccontarci come nasce THiRTYONE?
THiRTYONE nasce nel 2015, in un momento particolare della mia vita, quando avevo appunto 31 anni. Il nome deriva anche da un adagio che poi è diventato un po’ il nostro motto: “fatto trenta, facciamo trentuno”. Per noi significa andare sempre oltre, fare quello sforzo in più in ogni progetto, indipendentemente dal cliente o dalla tipologia. Cerchiamo sempre di spingerci un passo oltre, un “miglio in più”, per ottenere risultati spesso inaspettati. Alla base del nostro lavoro ci sono grande praticità, ricerca teorica e un forte entusiasmo progettuale.

CCom’è strutturato oggi lo studio?

Oggi lo studio è composto da circa 20 persone. Ho cercato di portare all’interno del team l’esperienza che ho maturato nella prima fase della mia carriera, quando mi occupavo di store planning per Fendi, progettando e realizzando negozi a livello globale. THiRTYONE si basa infatti su un approccio che unisce design e management: non solo progettazione creativa, ma anche gestione concreta di tempi e costi. Il team è formato principalmente da designer, architetti e progettisti, affiancati da figure di project manager.

Mi piace sempre sottolineare come questi due ruoli abbiano ritmi molto diversi: il lavoro del progettista è più lento, riflessivo e concentrato, mentre quello del project manager è rapido, dinamico e segue i ritmi accelerati del progetto e del cantiere.

Quali progetti seguite e in quali settori operate?

Circa il 60% del nostro lavoro è legato al retail design. Collaboriamo con brand molto diversi tra loro, dal lusso – come Dior, Loro Piana ed Etro – fino a marchi premium come Uniqlo o Stroili.

In alcuni casi sviluppiamo il concept creativo, che poi viene declinato a livello globale: definiamo format, materiali e linee guida, e lavoriamo sui primi negozi pilota. Una volta approvato il concept, lo adattiamo alle diverse location, dai flagship store agli spazi più piccoli come corner o shop-in-shop.

Accanto al retail, circa il 40% dei progetti riguarda allestimenti, mostre e installazioni site-specific. Ad esempio, durante la Design Week abbiamo realizzato per Uniqlo un’installazione nel cortile dell’Università Statale di Milano. Stiamo inoltre lavorando sempre di più nel settore dell’hospitality, in forte crescita soprattutto in Italia, occupandoci di hotel e spazi in cui i brand di moda fanno operazioni di brand takeover, cioè appropriazione di spazi in cui portano la potenza del loro marchio.

Che ruolo ha l’arte nel vostro lavoro?

L’arte ha un ruolo fondamentale. Negli ultimi anni è stata spesso banalizzata e utilizzata come semplice elemento decorativo, ma per noi è prima di tutto una fonte di ricerca, studio e ispirazione continua. Abbiamo avviato un programma di art residency all’interno del nostro ufficio, concepito come uno spazio aperto al dialogo e non solo alla produzione. Invitiamo periodicamente artisti a lavorare con noi: interagiscono con il team e alla fine del periodo realizzano un’opera site-specific. In questo momento stiamo collaborando con Cecilia Sammarco, che sta appunto realizzando un’opera che poi resterà esposta nei nostri spazi.

Il nostro studio si trova in un luogo molto suggestivo affacciato sul Circo Massimo, nell’antica zona dei lupercali, in un’area ricca di storia e significato, e questo contribuisce a creare un contesto molto stimolante per questo tipo di collaborazione.

Che cosa pensa di Cinquerosso Arte?

Quando ho conosciuto Cinquerosso Arte ho trovato subito molto interessante quello che sta facendo: è un’iniziativa importante per dare visibilità ad artisti che non sempre hanno accesso a contesti culturali privilegiati o a un sistema di supporto. Mi incuriosisce molto anche l’evoluzione del progetto, soprattutto l’idea di una galleria che esiste sia fisicamente che online, muovendosi tra dimensione tangibile e intangibile. Sono curiosa di vedere dove porterà.

Leggi l’intervista a Giampiero Panepinto!

T O P
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