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arte architettura

Arte e Architettura, arti gemelle – Intervista a Max Martelli

L’architettura non è soltanto edilizia, così come l’arte non è solo “roba da museo”. Da sempre queste due espressioni della creatività umana sono intrinsecamente legate. Nel parliamo con lo storico dell’arte Max Martelli.

Max, ci racconti in breve il rapporto tra arte e architettura nella storia.

Si tratta ovviamente di un tema vastissimo, ma proverò a sintetizzarlo partendo da un esempio che credo possa avere punti in comune con il progetto Cinquerosso Arte. Voi offrite una consulenza per permettere agli architetti di integrare opere d’arte nei loro progetti, e questo significa che l’opera non arriva dopo, a riempire un vuoto, ma fa parte dell’idea stessa dello spazio.

E di questa profonda compenetrazione abbiamo molti esempi che vengono dal passato. Pensiamo per esempio ai pittori pompeiani, che usavano dipingere gli ambienti delle case creando l’illusione di spazi architettonici. La pittura non era volta a creare semplici decorazioni, ma simulava architetture e quindi modificava la percezione degli spazi.

Ritroviamo questo tipo di relazione in epoche storiche, successive. Dopo la lunga parentesi bizantina, in cui lo spazio e il tempo scomparivano in favore delle icone, che possiamo considerare come preghiere virtuali, arriva Giotto. Cito qui il Presepe di Greccio, ad Assisi, che ci mostra una scena che avviene oltre l’iconostasi. Giotto in questa opera ci porta nel presbiterio e ci fa vedere il retro di un crocifisso. Ci mostra insomma uno spazio architettonico, tridimensionale che sarebbe nascosto alla vista. Dalla metafisica bizantina, passiamo quindi a uno spazio fisico.

Da Giotto in poi, lo spazio torna a essere rappresentato e con esso ritorna il rapporto tra pittura e architettura. Cito per esempio Masaccio, che nella Trinità di Santa Maria Novella a Firenze ci mostra un corpo con una prospettiva quasi architettonica, contenuto in una volta scorciata. Vorrei citare anche Antonello da Messina, nell’Annunciata, perché paradossalmente qui l’architettura non è rappresentata ma sentita: questa opera comprende anche noi, perché lo spettatore occupa il punto nello spazio in cui si trova l’angelo.

Nel Rinascimento abbiamo poi la figura del pittore architetto – Michelangelo, Bernini, Raffaello, Bramante – che si ispirava esplicitamente all’arte romana. In questo periodo viene riscoperta una tecnica chiamata “quadratura” che significa simulare architetture all’interno delle quali vengono inseriti affreschi. La Galleria Farnese di Annibale Carracci è costruita tutta secondo questo sistema.  Interessante è quello che avviene nella seconda metà del ’400 nel territorio veneto, tra Padova e Venezia nel rapporto tra cornice e pittura. Pensiamo ancora al Mantegna nella Pala di San Zeno di Verona, che inserisce la pittura in una cornice monumentale: non si tratta dunque di un semplice contenitore, ma di una vera e propria architettura nella quale vengono messi in scena i personaggi. Questo discorso viene ereditato da Bellini, che in diverse opere replica questo approccio con una cornice forte, architettonica. Lui però fa un passo ulteriore e libera le figure dalla cornice architettonica, per dare loro autonomia, ma la cornice stessa da fisica diventa dipinta. Va citata L’incoronazione della Vergine, oggi nei Musei Civici di Pesaro, che ci mostra una cornice nella cornice. Cristo è rappresentato in una cornice lignea, seduto sul trono insieme alla Vergine, e la spalliera del trono è a sua volta una cornice che inquadra la rappresentazione di un paesaggio. È un’opera di straordinaria modernità e grande impatto, che definirei rivoluzionaria.

Ci sono esempi anche nel campo delle arti plastiche?

Sì, tantissimi. Ce n’è uno che mi sembra particolarmente interessante, ed è l’Altare del Santo di Donatello, a Padova. Si tratta di un gruppo di statue in bronzo con al centro Maria e il Bambino, a cui si accompagnano anche delle formelle con bassorilievi. Ebbene, queste opere erano state pensate da Donatello (che aveva una mentalità da architetto) all’interno di una struttura architettonica ben precisa, di cui oggi non sappiamo nulla. Aver perso questo contesto ci impedisce di apprezzare pienamente l’opera, che di fatto risulta snaturata. Ecco quindi un esempio lampante di un rapporto strettissimo tra arte e architettura, che riconosciamo per assenza. Tra l’altro la pala del Mantegna, di cui parlavo prima e che è successiva di qualche anno, viene utilizzata dagli storici come possibile ipotetico modello di riferimento per la ricostruzione virtuale dell’altare di Padova, dato che ad esso Mantegna sembra essersi ispirato.

Venendo ai giorni nostri, dove possiamo veder interagire arte e architettura?

In epoche più recenti, possiamo guardare al Liberty e all’Art déco, dove c’erano elementi architettonici all’interno dei quali venivano incluse opere pittoriche. Ai giorni nostri invece bisogna pensare alla street art: i veri artisti realizzano opere che utilizzano le parti architettoniche trasfigurandole. Una tubatura, per esempio, diventa lo stelo di un fiore e acquista grazie all’arte una nuova ragion d’essere.

Che cosa pensa del progetto Cinquerosso Arte?

Ho conosciuto di recente lo studio Cinquerosso e mi ha colpito la capacità di progettare, un po’ come gli artisti del passato che abbiamo appena menzionato, soluzioni di arredo attraverso opere d’arte integrate all’architettura e al design dei luoghi che il cliente desidera personalizzare e rendere quindi riconoscibili e unici. È un modo per far “parlare” gli ambienti, per far loro raccontare da subito, per esempio, la filosofia di un’azienda o di un professionista. L’impatto dell’opera d’arte giusta, anche solo nella sala di attesa di uno studio professionale, è un po’ sottovalutato, ma lentamente si sta scoprendo la sua importanza nella comunicazione, la capacità delle opere di colpire chi le guarda. Il quadro giusto, collocato nel punto giusto, può essere parte del successo di un’azienda, o almeno della sua immagine verso il pubblico.

Condivido quindi il fatto che Cinquerosso abbia compreso tali potenzialità e abbia scelto di estendere la propria offerta sviluppando ulteriormente, in una modalità al passo coi tempi, l’antico rapporto tra opere d’arte e architettura. E questo si lega anche, secondo me positivamente, al progetto Cinquerosso Arte, che permette di promuovere i nuovi artisti e i loro lavori, inserendoli da subito in un circuito professionale che li porta a contatto con potenziali clienti. Molti artisti o aspiranti tali potrebbero vedere in questo processo di moltiplicazione seriale delle proprie creazioni, e nella loro applicazione nel campo dell’arredo, un fattore sminuente della propria creatività, o della unicità delle opere d’arte, ma non è così. Basti pensare, appunto, a ciò che abbiamo detto fino ad ora sull’antico rapporto tra arte e architettura.

Pierluigi Molteni architetto Bologna

Pierluigi Molteni – L’opera d’arte è un’ospite d’onore

L’architetto Pierluigi Molteni ci apre virtualmente le porte del suo studio per offrirci il suo interessante punto di vista sul rapporto tra architettura, arte e persone.

Quali sono le caratteristiche principali dei suoi progetti?

Il mio studio segue principalmente progetti di due tipi, residenziali e allestimenti temporanei. Nell’ambito del residenziale, riserviamo molta attenzione a come si modificano nel tempo gli stili di vita e quindi a come si modifica l’abitare delle persone. La nostra non è mai una pura e semplice proposta di stile ma cerchiamo di interpretare al meglio il modo in cui verranno vissuti gli spazi dai nostri committenti. Il nostro mestiere è prima di tutto un lavoro di ascolto e attenzione. Poi accompagniamo il nostro committente a partire dal concept fino al completamento dell’interior, passando attraverso il disegno degli esecutivi, la direzione del cantiere, la scelta di materiali e finiture: sono tutti aspetti  che non possono viaggiare separati.

Il secondo ambito è quello degli allestimenti temporanei, che a sua volta si articola in due filoni. Da una parte ci occupiamo degli allestimenti di alcune importanti aziende del settore ceramico, italiane e straniere, dall’altra curiamo allestimenti museali e d’arte. L’ultimo progetto realizzato è quello per la mostra “Giulio II e Raffaello, una nuova stagione del Rinascimento a Bologna”, alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, che sarà visitabile fino al 5 febbraio 2023.

Questi ambiti, il residenziale e l’allestimento, li sento fortemente legati da un fattore comune. Il mio studio parte sempre dall’esperienza dello spazio, cioè dal modo in cui le persone vivono e percepiscono le qualità spaziali di un determinato ambiente, come risuona, come reagisce alla luce. Che siano spazi abitativi o quelli di una mostra, costruiamo il progetto per far sì che siano accoglienti, interessanti, che invitino alla scoperta. Come dicevo, mettiamo sempre al centro la costruzione di una vera e propria esperienza di senso e di sensi.

Dunque l’arte ha un peso importante nel suo lavoro.

Nel mio lavoro e anche nella mia vita, perché sono un frequentatore “compulsivo” di mostre. Se visito una città lo faccio anche per poter visitare le varie esposizioni. Nel mio lavoro poi mi capita di avere clienti che possiedono importanti collezioni. In questo caso operiamo per creare le giuste condizioni per accogliere le opere ed esaltarne le caratteristiche. Un’opera d’arte condiziona lo spazio e interagisce con questo. Bisogna leggerne e intepretarne sempre le potenzialità

Anche in questo caso si tratta di esperienza?

Sì perché vanno sempre coltivati gli elementi di sorpresa, straniamento, ingaggio. Con un’opera d’arte si instaura sempre un rapporto intimo e quindi bisogna costruire le condizioni per enfatizzarlo. Nella mostra sul Rinascimento ad esempio, il visitatore scopre il pezzo più importante (cioè il ritratto di Giulio II eseguito da Raffaello) attraverso un percorso di scoperta. Allo stesso modo, nelle case queste opere sono talmente cariche di significato che meritano uno studio attento per poterle valorizzare al massimo. Un’opera d’arte è un po’ come una persona cara che viene ad abitare con noi: vive di vita propria e bisogna metterla nelle condizioni per esprimere al meglio quello che ha da dire, quello che ha da dare.

Che cosa pensa del progetto Cinquerosso Arte?

A me sembra un progetto molto sensato. Parto dall’idea che le gallerie si debbano ripensare. Funzionano solo se incoraggiano e facilitano il rapporto tra collezionista e artista, nutrendo la comunità di cultori. Altrimenti sono negozi come gli altri e si perde la magia dell’arte.

Cinquerosso Arte è in qualche modo una comunità, una comunità virtuale che può nutrire la necessità dell’arte. A questo si aggiunge il tema dell’accessibilità. Sdoganato il concetto della riproducibilità dell’opera d’arte (Walter Benjamin ne aveva parlato già nella prima metà del ’900), sappiamo che un multiplo ha le stesse caratteristiche dell’originale, in termini di fruibilità, piacevolezza, capacità di parlarci e donarci sensazioni. L’opera mantiene valore per la sua bellezza intrinseca e perché è legata a un autore, a un artista, ma la riproducibilità consente di diminuirne il costo. Questa è la forza del progetto di Cinquerosso Arte.

opere digital art

Leandro Faina – L’arte è qualcosa che accade

Da sempre portatore di una visione estetica delle cose, Leandro esprime attraverso l’arte i propri paesaggi interiori. Mondi sorprendenti e placidi in cui tutti vorremmo vivere.

Leandro, raccontaci la tua storia. Almeno per quello che riguarda l’arte.

Più che una storia, si tratta del mio modo di essere. Da sempre ho una predisposizione mentale che mi porta a pensare e ripensare come si possano cambiare le cose, che è poi la spinta per ogni processo creativo. Ho sempre avuto un’opinione estetica, anche perché mio padre dipinge e dunque ho respirato e assorbito arte fin da bambino. Per diversi anni mi sono dedicato ai graffiti, e questo è stato determinante per il mio percorso professionale come graphic designer. Saper fare graffiti richiede una sensibilità nel trovare un ordine, nel trovare una distribuzione dei pesi, che mi è molto utile nel lavoro. Mi occupo infatti di grafica, illustrazione e animazione per comunicazione ed editoria, e qui posso mettere a frutto un certo tipo di capacità. Parallelamente ho continuato a nutrire la mia vena artistica, che considero di altra natura.

Quali sono le differenze?

Chi lavora come grafico, per esempio per un’agenzia di comunicazione, non dovrebbe avere un proprio stile. In questo lavoro bisogna saper raccontare qualcosa che sia coerente con l’identità visiva del cliente, creando un sistema di simboli, tratti e metafore capaci di raccontarne i valori.

L’arte invece permette di esprimere uno stile, e questo fa sì che ogni artista abbia una voce unica. Nel mio caso l’arte mi permette di far emergere la mia sensibilità, attingendo alla parte meno logica e razionale di me. Nelle mie opere esprimo pensieri e stati d’animo, con un processo mentale del tutto diverso da quello che applico nel lavoro come grafico e illustratore. Non seguo un progetto, ma cerco di raccontare qualcosa che è difficile definire con le parole, e che spesso non ha un significato univoco.

Quindi di come nasce una tua opera artistica?

Diciamo che mi si presenta. In qualche modo l’immagine mi appare, mi sembra di poterla toccare, e la riproduco. Certo, dopo aggiungo dettagli e lavoro sul colore, ma il soggetto con il suo racconto mi viene proposto in maniera quasi automatica.

Un’immagine ricorrente nelle tue opere è il bassotto. Come mai?

Lui è una parte importante della mia vita; la sua presenza simboleggia il nostro legame. Per me un cane è un posto sicuro nel mondo, lontano da ogni minaccia. Nei cani c’è una semplicità che li rende molto onesti e sinceri, molto puri. La presenza del mio cane nelle mie visioni è una sorta di contatto con questa dimensione lontana da tutte le dinamiche sbagliate del mondo. Curiosamente le mie illustrazioni sembrano esprimere una personalità diversa dalla mia, forse proprio perché attingono a qualcosa di molto profondo.

In questo periodo stai lavorando a qualche progetto artistico particolare?

A dire il vero non ho mai veri e propri progetti. Lavoro su qualcosa di nuovo quando sento che è il momento. Non mi metto a “cercare” un’idea. Posso avere periodi più o meno produttivi, ma non per effetto di decisioni esplicite. Del resto ho la possibilità di esprimermi in diversi modi: adesso per esempio, oltre al mio lavoro come grafico, illustratore e animatore, ho creato un brand di abbigliamento e ne gestisco la direzione creativa. Insomma, ho la fortuna di poter mettere a frutto l’immaginazione in molti modi.

Scopri le opere di Leandro Faina

consulenza opere arte interior designer

Il servizio di consulenza di Cinquerosso Arte

Vi è mai capitato di entrare in una stanza e percepire una sensazione di armonia, come se ogni cosa fosse esattamente al suo posto?

È quello che succede quando l’ambiente ha un proprio stile, una coerenza tra gli elementi che non lascia emergere dissonanze. Prima ancora di osservare i singoli pezzi che compongono l’arredamento, si avverte il piacere di trovarsi in un luogo curato, governato da un pensiero.

Il servizio di consulenza offerto da Cinquerosso Arte serve proprio a questo, a individuare l’opera d’arte più coerente con l’ambiente in cui dovrà inserirsi.

A Cinquerosso Arte si rivolgono imprese, contractor e professionisti e lo staff raccoglie ed esamina informazioni sul progetto, che può essere l’allestimento di un piccolo negozio, l’arredamento dell’headquarter di una grande azienda o la hall di un albergo. Si studia quindi la brand identity, poiché le opere dovranno essere coerenti con l’immagine aziendale e con le linee guida della sua comunicazione. Un servizio di consulenza è offerto anche a professionisti, come architetti o interior designer, che Cinquerosso Arte può affiancare fin dalle prime fasi di ideazione. In questo modo il progetto sarà completo e coerente in ogni sua parte.

Lo staff studia lo stile, le necessità e la destinazione degli spazi, e sulla base di questo suggerisce le opere più adatte. Non si tratta soltanto di bilanciare forme, ingombri, colori, tonalità. Lo stile è qualcosa di più complesso, che riguarda anche la sfera dei valori e della vision. L’opera d’arte non serve solo a riempire uno spazio, ma trasmette un messaggio, parla a nome dell’azienda e delle persone.

Infine, il servizio di consulenza è a disposizione anche dei clienti privati. Anche in questo si prende in esame lo stile e la personalità del cliente, perché ogni artista esprime una visione del mondo ed è stupendo quando essa è in sintonia con chi la sceglie.

Non esitate a contattarci per avere maggiori informazioni, saremo felici di accompagnarvi in questa ricerca dell’opera giusta per voi.

Scopri di più sul nostro servizio di consulenza.

fotografia bensi essenziale minimalista

Lorenzo Bensi – Due passi nell’essenziale

Una fotografia che va dritta al cuore, quella di Lorenzo. Scatti che ritraggono la purezza delle forme, e incantano gli spettatori come poesie visive.

Raccontaci come hai iniziato. Qual è stato il tuo primo incontro con la fotografia?

In un certo senso sono figlio d’arte, perché mio padre era un fotografo di matrimoni. In casa, quindi, avevo a disposizione diverse attrezzature. Ma è stato solo verso la fine del mio percorso di studi, una decina di anni fa, che ho iniziato a prendere in mano alcuni materiali e a sperimentare con la pellicola. Sono un autodidatta, insomma. Ho cominciato a esplorare vari generi e ho imparato sia le basi della fotografia sia dello sviluppo delle pellicole. Ho studiato i grandi maestri, cercando di carpire le loro tecniche e il loro punto di vista per poi trovare la mia strada.

E cosa c’è sulla tua strada?

C’è una fotografia molto essenziale, minimalista, che molte persone hanno descritto come “silenziosa” e poetica. È essenziale a partire dalla scelta dei soggetti, perché ogni fotografia contiene pochi elementi che cerco poi di far risaltare al meglio.

E sulla mia strada ci sono soprattutto ambienti. Perlopiù si tratta di ambienti naturali, ma anche industriali o urbani. In comune c’è sempre l’estrema pulizia, l’essenzialità delle forme.

Uso relativamente poco il colore, proprio per non distrarre l’attenzione dalle forme, e quando lo uso mi concentro sul colore in sé e sui contrasti cromatici della scena. Al punto che il soggetto a volte non è neppure riconoscibile e la fotografia risulta quasi un’opera astratta.

Le tue foto sono molto poetiche, come dicevamo, e spesso i titoli danno un contributo in questo senso. Come li scegli

È vero, anche i titoli hanno un ruolo nella mia fotografia. A volte sono abbastanza descrittivi, ma molto più spesso offrono una mia chiave di lettura, una mia interpretazione dell’immagine. Mi capita di associare alla foto il titolo di una canzone, o una parte di esso, oppure è la foto a ispirarmi le parole. In ogni caso è qualcosa di molto istintivo, non meditato.

A questo proposito, quanto c’è di istintivo nella tua fotografia? Quanto è importante il lavoro di postproduzione, per esempio?

Immaginando un continuum che va dall’istantanea lasciata così com’è a un lavoro di ritocco che modifica completamente l’originale, mi colloco a metà. La postproduzione è sicuramente fondamentale per l’essenzialità di cui parlavo prima. Tutto dipende dalle condizioni dello scatto. Se la scena è già pulita ed essenziale all’origine, il ritocco consiste solo nella conversione al bianco e nero. In altri casi c’è da sbizzarrire di più la fantasia e intervenire in modo più deciso per ottenere un’immagine espressiva.

A che cosa stai lavorando in questo momento?

Sono in fase di elaborazione di un progetto piuttosto complesso sugli alberi e il cambiamento climatico. Sto fotografando poco, perché sto studiando gli ambienti, i microclimi, le specie. Non so quanto tempo mi richiederà questo lavoro ma confido che ne verrà fuori qualcosa di interessante.

Scopri le opere di Lorenzo Bensi

Silvia Pesci - Damiani Editore

Silvia Pesci – I giovani talenti meritano spazio

Titolare della casa editrice Damiani, Silvia Pesci è una grande esperta di fotografia e arte contemporanea, con una prospettiva internazionale. E tra i suoi mille viaggi intorno al mondo, ha assistito alla nascita di Cinquerosso Arte.

Silvia, cosa succede in Damiani?

Succedono tante cose molto interessanti. Siamo una casa editrice d’arte, con una particolare vocazione per la fotografia legata all’attualità. Negli ultimi anni, per esempio, abbiamo seguito con attenzione i fenomeni sviluppatisi negli Stati Uniti, come i movimenti per i diritti umani e per i diritti civili. Per questa nostra vocazione, pur avendo sede in Italia siamo una casa editrice internazionale, tanto che non stampiamo libri in italiano e la maggior parte del nostro lavoro si svolge all’estero.

Ci racconti un po’ della vostra storia.

Siamo nati nel 2004 con un primo volume dedicato a un autore italiano, e abbiamo subito capito che il presupposto essenziale perché una casa editrice possa andare avanti è la distribuzione. Sembra banale ma non lo è: i libri devono arrivare nelle librerie, ed è un passaggio complesso. Abbiamo quindi realizzato alcuni progetti molto importanti, e anche molto azzardati, per gli Stati Uniti allo scopo di qualificarci per poter collaborare con il più importante distributore di libri d’arte per quel mercato, cioè Artbook. Siamo così arrivati in librerie, concept store, bookshop dei musei e piattaforme digitali in tutti gli States.  

In seguito abbiamo iniziato a collaborare con il più importante distributore del mondo, Thames&Hudson, che ci distribuisce in tutti i Paesi tranne gli Stati Uniti, dove continuiamo a essere seguiti da Artbook.

Il grosso del nostro lavoro, tra cui anche la selezione degli artisti e la gestione dei contratti, viene gestito dai nostri uffici negli Stati Uniti. La piazza artistica più energica, più frizzante e brillante è New York, dove noi abbiamo una sede e dove andiamo diverse volte all’anno per prendere contatto con gli artisti.

Il mercato italiano dei libri d’arte, in effetti, è piuttosto scoraggiante. Per questo abbiamo optato per il solo canale online, tramite il nostro sito: www.damianieditore.com

Da cosa dipende questo?

In Italia abbiamo editori di grandissima levatura, che attingono al nostro ricchissimo patrimonio artistico. Ma noi abbiamo scelto una strada diversa, dedicandoci maggiormente alla fotografia e all’arte contemporanea, e c’è da dire che oggi quanto si muove in questi campi accade all’estero. Quando facciamo presentazioni dei nostri libri a New York, per esempio, abbiamo la fila all’entrata perché tutti vogliono avere la copia firmata dall’autore, mentre in Italia partecipano pochissime persone. Il mercato italiano è piccolo, e ha poche risorse.

Lei è stata una delle prime persone a conoscere il progetto di Cinquerosso Arte. Che cosa ne pensa?

Penso che sia un bellissimo progetto. Certo, è un’impresa non semplice che richiede un grande impegno per ottenere visibilità. Però l’Italia è piena di giovani artisti, in particolare giovani fotografi bravissimi, che meritano di essere conosciuti e venduti. Le dinamiche di mercato non sempre rendono giustizia a quella che è la vera bellezza di un’opera. Auguro quindi a Cinquerosso Arte di riuscire nell’intento di dare a questi talenti la possibilità di farsi apprezzare.

Bad Mandala – “Il mio scopo? Regalare un sorriso”

Eclettico, curioso, sperimentatore, Luca Gentile AKA Bad Mandala non si ferma mai. La sua testa, come ogni sua opera, è un intrico di idee, immagini, linguaggi, percorsi di senso che non esauriscono la loro energia.

Luca, raccontaci la tua formazione

Sono sempre stato molto appassionato di fumetti e cartoni animati, e ho iniziato a disegnare da bambino. Da adolescente mi sono avvicinato al mondo dell’hip hop, dei graffiti e della street art. Ho viaggiato per l’Europa seguendo i vari eventi di questo ambiente, e ho vissuto per un periodo a Berlino e a Londra. Successivamente ho iniziato la formazione come graphic designer e mi è venuto naturale unire le due cose, da un lato quello che avevo imparato dalla strada e dall’altro ciò di cui mi occupavo a livello professionale: web design, graphic design, loghi, copertine e così via. Qui nasce il progetto Bad Mandala: ho unito la parte più giocosa con la tecnica più rigorosa, per approdare alla computer art.

Come mai hai scelto questo nome d’arte?

Perché nel mio lavoro come nei mandala applico una grandissima attenzione al particolare. Amo questa pratica che richiede minuziosità e tempo per disegnare cose molto piccole e molto precise. Questo porta ad una sorta di trance meditativa che ti permette di andare oltre, e disegnare cose che non sapevi neppure ti appartenessero. Le mie opere sono spesse dei complessi freestyle privi di bozza, quello che succede, succede.

Qual è stata l’evoluzione delle opere di Bad Mandala?

Ho iniziato a disegnare con penna bic in grandi formati. Un lavoro certosino, che richiedeva tantissimo tempo e tantissimo impegno. Andando avanti ho cercato di semplificare e rendere più pulito e naturale il processo. Sono passato anche a pittura, scultura, paper crafting, incisione. Quello che mi spinge a livello artistico è inseguire quello che mi piace. Alcuni artisti si soffermano sulla stessa cosa per anni, a me invece piacciono il cambiamento, la trasformazione, la commistione con gli altri aspetti della mia vita. Adesso per esempio sto lavorando tanto con la carta, con la 3D art e con la scultura. Mi piace molto immaginare in tre dimensioni. La serie delle Maschere, per esempio, l’ho realizzata con la spugna che si usa per le composizioni floreali: ho inciso le forme con una tecnica molto particolare e poi le ho fotografate. Anche se hanno richiesto diverse settimane di lavoro, ho voluto che fossero opere leggere, buffe. Il mio scopo è sempre quello di far sorridere.

Le tue opere sono molto eterogenee, ma puoi provare a sceglierne una e raccontarci come è nata? Ci piacerebbe capire come lavori.

Prendiamo per esempio Mandala Hip Hop. Come forma e come esecuzione è più semplice di altri, perché è meno dettagliato, ma dà un’idea della mia tecnica e del mio mondo. Sono partito dal centro e via via ho costruito lo spicchio. Poi, tramite computer, ho replicato lo spicchio per completare l’intera superficie e ho sistemato i margini. Se si guarda bene è possibile riconoscere tanti elementi dell’hip hop, come rullo, scarpe, microfoni, spray, tenuti insieme da cavi e forme geometriche. Sembra quasi composto da Icone per computer. L’effetto che ho cercato di ottenere è un insieme di geometrie se visto da lontano, ma avvicinandosi è possibile scoprire tutte le piccole parti di cui è composto che raccontano una storia.

A cosa stai lavorando ora?

In questo periodo mi sto concentrando sulla musica elettronica e sui videoclip, insieme ad un amico. visivamente prendo clip, scene, pezzi di green screen in giro per la rete e realizzo video a tempo, un po’ glitch art un po’ vaporwave. Quindi da una parte video making e dall’altra 3D art. Il mio sogno sarebbe realizzare un cartone animato 3D o un videogame. In ogni caso mi diverto molto e spero di trasmettere questo sentimento a chi guarda le mie opere.

Scopri le opere di Bad Mandala

stampa fine art su carta Hahnemühle

Stampa Fine Art – Non semplici copie

Tra la creazione dell’opera da parte dell’artista e la consegna al cliente c’è un passaggio delicatissimo, quello della stampa d’arte. Talmente delicato da influire sulla resa estetica e la qualità complessiva del lavoro.

Per questa ragione noi di Cinquerosso Arte ci siamo rivolti a un laboratorio specializzato in Stampa Fine Art, ossia nella miglior qualità possibile per la riproduzione di opere d’arte.

La Stampa Fine Art non è una singola tecnica, ma un insieme di materiali, pratiche e strumenti che permette di ottenere la migliore resa cromatica, la texture perfetta, la più completa gamma di sfumature. Materiali, pratiche e strumenti non sono però sufficienti: servono infatti l’esperienza e la perizia di persone altamente competenti che conoscano la complessa interazione tra supporti, inchiostri e macchinari.

Partiamo da questi ultimi due elementi. Il nostro laboratorio utilizza stampanti Epson e inchiostri a pigmenti Epson UltraChrome XDX™, capaci di riprodurre il 98% dei colori certificati da Pantone®. Questa percentuale può dire poco ai non addetti ai lavori, ma significa che la vostra opera sarà ricchissima di sfumature, ed esattamente nelle tonalità previste dagli artisti.

Il nostro laboratorio ha ottenuto la certificazione DIGIGRAPHIE©, che viene rilasciato da Epson nel caso in cui siano rispettati alcuni rigidi criteri di qualità. Questa certificazione è quindi una garanzia che l’opera verrà stampata secondo i più elevati standard del settore.

Non meno importante è la scelta del supporto, e in questo caso il fattore umano è decisivo perché si tratta di selezionare la tipologia di materiale più adatto alla resa che si vuole ottenere. Gli inchiostri reagiscono in modo diverso a seconda del supporto, che ha sempre una propria tonalità e una propria trama. La luce stessa, che sia naturale o artificiale, reagisce con l’insieme di supporto e inchiostro creando effetti diversi, che è importante prevedere.

Ecco quindi che l’esperienza del nostro staff e del nostro stampatore si combinano per assicurare il miglior risultato, sempre in accordo con l’artista e tenendo conto della natura dell’opera. Una fotografia o un’opera di digital art “nascono” come riproducibili, e hanno quindi un certo grado di prevedibilità. Nel caso dei pezzi unici, realizzati a mano, serve un occhio ancora più attento e allenato per capire come riprodurli in modo che siano quanto più possibile fedeli alla bellezza dell’originale.

Noi stampiamo tutte le opere dei nostri artisti su carte Hahnemühle, come ad esempio la Photo Rag, una carta 100% cotone che è tra le più apprezzate in ambito Fine Art Print, con grammature superiori ai 300 g.

Scegli l’opera che ti piace di più e che si addice meglio al tuo ambiente, con la certezza che ti sembrerà ancora più bella quando la avrai tra le mani.

Guarda il nostro processo di lavoro e scopri la fine art

glitch art glitch images

Glitch Art – Errare è umano

Interferenze, perdite di segnale, improvvisi cambi di colore, deformazione dell’immagine o del suono… Sono alcuni dei piccoli incidenti che possono capitare con qualsiasi sistema elettronico, i cosiddetti glitch. Ed ecco che qualcuno ha pensato di farne materia per l’arte. Perché le macchine, per quanto possano approssimarsi alla perfezione, sono emanazioni dell’uomo e dunque fallibili.

Glitch è un termine tecnico che descrive un malfunzionamento imprevisto di un dispositivo, qualcosa che salta agli occhi in modo più o meno fugace. Tutti abbiamo ben in mente che cosa accade, per esempio, se c’è una momentanea perdita di segnale durante la riproduzione di un film.

La glitch art, così come la glitch music, consiste nel trasformare questi eventi del tutto casuali e imprevedibili in qualcosa di esteticamente e intellettualmente interessante. Sì, perché l’evoluzione tecnologica, a ben vedere, è un’estenuante tensione verso la riduzione dell’errore. Alcune macchine sono nate con il proposito di sostituire l’uomo nel lavoro allo scopo di aumentare la produttività e ridurre le possibilità di errore (il cosiddetto errore umano). Altre macchine, come per esempio la televisione o il telefono, sono al servizio dell’uomo, e in questo caso si combatte l’errore in nome di una funzionalità senza intoppi.

Eppure l’errore, il malfunzionamento, l’imprevisto, capitano e ci ricordano la nostra intrinseca imperfezione, strappandoci all’illusione dell’onnipotenza. Errare è umano, appunto.

Esempi di glitch art si riscontrano in buona parte del Novecento, ma è sul finire del secolo che si inizia a parlarne con maggiore frequenza, anche di pari passo con lo sviluppo delle tecnologie digitali e quindi della digital art.

Il processo creativo della glitch art consiste nel catturare un glitch che si verifica spontaneamente, oppure (più spesso) nel provocarlo per ottenere un determinato effetto. Ne risultano immagini statiche o in movimento deformate. E le deformazioni nell’arte hanno sempre un significato. Sono deformazioni le linee prospettiche “scoperte” nel Rinascimento che, paradossalmente, servono a darci un’illusione di realismo. Sono deformazioni le scomposizioni cubiste o futuriste, solo per citare alcuni precedenti. De-formare significa richiamare l’attenzione sulla forma e quindi anche sulla percezione, costringe ad andare oltre l’ovvio e accettare usa sfida che destabilizza.

È quello che fa il nostro Manuele Chan nei suoi “Tremori”, dove i contorni sono sfaldati, i colori virati in un’estetica dal sapore molto contemporaneo.

Come sarebbe noiosa la vita, senza errori.

Scopri le opere glitch art di Manuele Chan

Cinquerosso sinergie innovazione idee Francesca Fazioli

Vent’anni insieme! – di Francesca Fazioli

Ricordo benissimo quel 5 luglio del 2002. Come potrei dimenticarlo? Quel giorno nasceva Cinquerosso, un luogo destinato ad essere un vero e proprio punto di incontro tra professionisti della creatività: fotografi, stilisti, graphic designer, architetti, artisti.

Era questo che volevo: un luogo aperto all’innovazione e alla sinergia tra persone dei più diversi ambiti.

Avevo già alle spalle diversi anni di lavoro come art director prima in agenzie di pubblicità e successivamente in un’importante realtà aziendale come il Gruppo La Perla, avevo imparato tantissimo dal mondo della moda e della comunicazione ed ero soddisfatta del mio percorso professionale. Al tempo stesso, però, avvertivo il forte desiderio di sperimentare qualcosa di nuovo, un’impresa in cui potessi esprimere pienamente le mie idee.

Quello che avevo in mente non era una classica agenzia di comunicazione, il mio sogno era più ambizioso: volevo dare vita a uno spazio innovativo, eclettico, in cui differenti professionalità potessero coabitare e collaborare. Erano i primi anni Duemila e gli spazi di co-working e gli hub – oggi tanto diffusi – erano ancora sconosciuti a Bologna. Nasceva l’era digitale e sentivo che i progetti di comunicazione dovevano sempre più aprirsi alla tecnologia ed al web e che le aziende avevano sempre più bisogno di comunicare attraverso canali e strumenti diversi.

L’impulso per l’apertura di Cinquerosso è arrivato dopo una chiacchierata con due cari amici: Francesca e Eugenio Lenzi, entrambi architetti e lui anche bravissimo scultore. Parlando con loro pensai: “Sarebbe bello se potessimo lavorare insieme, non necessariamente allo stesso progetto ma nello stesso luogo, scambiandoci idee e stimolando la reciproca immaginazione”.

Attorno a quel nucleo si è sviluppata l’idea iniziale. Ed è con gioia poter dire, a vent’anni di distanza, che Cinquerosso è diventato davvero un luogo ospitale e fertile che ha visto passare tantissimi professionisti. In questo spazio originale, una struttura industriale di una Bologna d’altri tempi, si lavora da sempre nell’ambito della pubblicità, della moda, del design, del web e da ultimo anche dell’arte.

Abbiamo avuto il piacere di lavorare con tanti clienti prestigiosi, come Banca di Bologna, Paladini Lingerie, Alma Mater, Fondazione “Fashion Research Italy”, Galleria Forni, Terre della Rocca, Banor Capital, Valuepart, Effetto Luce e ancora prima Visionnaire, Cerdomus, Falper, GVS, per citarne solo alcuni.

Ho puntato sul rosso e sul cinque, il mio numero fortunato, per dar vita ad un laboratorio creativo, dove ancora oggi non ci stanchiamo di immaginare e realizzare progetti per i nostri clienti. Mi piace pensare di aver vinto quella iniziale scommessa. Questo anniversario è soprattutto un’occasione per ringraziare tutti i clienti che ci hanno dato fiducia. È stato, e continuerà ad essere, un piacere percorrere con voi questa strada.

Artisti emergenti

Che domande!

Conosciamo i nostri artisti più da vicino.

Elena Guzzinati, Manuele Chan, Tommaso Fontana, NP e Icaro sono i primi cinque giovani artisti ad essere entrati nella “scuderia” di Cinquerosso Arte. Li abbiamo intervistati per sbirciare dietro le quinte del loro lavoro e scoprire di cosa si nutre la loro immaginazione. Via, dunque, alle domande!

Se dovessi scegliere un solo aggettivo per la tua arte, quale sceglieresti?

Elena: Misteriosa. Manuele: Sgargiante. Tommaso: Gioiosa. NP: Vivace. Icaro: Evocativa.

Qual è la prima cosa che ti viene in mente se pensi al colore?

Elena: La prima cosa che mi viene in mente è “realtà”. La realtà è a colori. Forse per questo le mie fotografie sono in bianco e nero: non vogliono essere rappresentazioni della realtà ma riflessioni.

Manuele: Fantascienza. Mi viene in mente Blade Runner, le luci al neon su sfondi scuri. È un po’ quella l’atmosfera che metto nelle mie opere.

Tommaso: Per me il colore è un posto sicuro, una situazione familiare. E poi mi fa pensare alla mia grande passione oltre la fotografia: il teatro.

NP: Per me è un’espressione di pura felicità.

Icaro: Penso subito a Kandinskij, perché la sua arte è una davvero una sinfonia di colori. Tra forme e colori, realizzava dei veri e propri spartiti musicali.

E al bianco e nero?

Elena: Impressione. La fotografia una volta era impressione di una lastra fotografica. Mi piace pensare che le foto in bianco e nero abbiano un effetto simile e speculare su chi le guarda, cioè che ne rimangano “impressionati”.

Manuele: Confesso che il bianco e nero classico mi fa un po’ paura. Mi dà l’idea di qualcosa di cupo.

Tommaso: Il bianco e nero per me è semplicità. Non tanto perché sia più semplice del colore (anzi), ma perché è più essenziale. Certo, ci sono le sfumature di grigio, ma è tutto molto meno “rumoroso”.

NP: Nostalgia. Le immagini in bianco e nero mi fanno diventare nostalgica.

Icaro: Casa. Lavoro molto con il bianco e nero. È la mia dimensione.

Immagina di poterti fare un ritratto mentre lavori. Come ti vedi?

Elena: Al computer, concentrata nel mio lavoro di grafica oppure sulle mie foto. Alcune infatti richiedono un certo grado di elaborazione, in particolare quelle della serie Whitechromo.

Manuele: Mi vedo al computer, visto che la mia è principalmente digital art e richiede tante e tante ore davanti a un monitor.

Tommaso: Anch’io mi vedo al computer, anche perché sto studiando il ritratto e sono alla ricerca di ispirazioni.

NP: In giro per la città, attenta a ogni dettaglio.

Icaro: Mi vedo perso nei miei ragionamenti, mentre fisso un punto nel vuoto.

A cosa stai lavorando in questo momento? Qual è l’ultima foto che hai scattato, o l’ultima immagine che hai salvato sul tuo computer?

Elena: Sto preparando altre foto per la serie Whitechromo, e inoltre sto lavorando a una serie nuova. L’ultima immagine che ho scattato e salvato è un interno della basilica di San Pietro, a Roma.

Manuele: Sto lavorando ancora sul tremore, e le ultime immagini che ho salvato sono dei visi maschili e femminili.

Tommaso: Come dicevo sto studiando il ritratto, e l’ultima foto che ho scattato è stato appunto un autoritratto.

NP: Sto lavorando a qualcosa di diverso, mi piacerebbe qualcosa di telescopico rimanendo però sempre in stile street art. Nell’ultima foto ci sono strisce pedonali arcobaleno che spiccano sull’asfalto nero bagnato di Parigi.

Icaro: Nell’ultima foto che ho scattato, per la verità, ci siamo io e i miei amici in un locale di Milano. Sto lavorando intorno a un’idea, ma per il momento preferisco non parlarne.

Cosa vuoi fare da grande? Come ti immagini tra 10 anni?

Elena: Immagino di fare quello che mi piace, il mio lavoro, entusiasta come ora e soprattutto soddisfatta di quello che avrò raggiunto.

Manuele: Mi immagino con un tipo di arte completamente diversa, magari sempre nel campo della digital art ma non più glitch, perché la vedo come una forma d’arte “giovane”, poco adatta a un Manuele più maturo.

Tommaso: Che domanda difficile! Mi piacerebbe molto lavorare con i ritratti e continuare con il teatro, vedremo seguendo quali strade.

NP: Spero tra 10 anni di aver trovato una risposta a chi voglio essere come persona, a livello personale e professionale. Intanto mi godo il presente.

Icaro: Mi piacerebbe tanto aprire un Jazz Bar, in cui far confluire tutte le mie passioni, tra cui ovviamente l’arte.

Scopri le opere di Elena Guzzinati, Manuele Chan, NP e Icaro

Federico Venturoli Glam

Talento e bellezza, dalla moda all’arte – Intervista a Federico Venturoli

Federico Venturoli è il fondatore di Glam, società di consulenza per lo sviluppo di e-commerce nel mondo del fashion. In questa intervista racconta perché ha deciso di diventare partner del progetto di Cinquerosso Arte, seguendo il fil rouge del bello.

Federico, che cos’è Glam.it?

Ho fondato Glam nel 2013, poco dopo la mia uscita da YOOX GROUP,  con l’obiettivo di creare una società di consulenza diversa da quelle già presenti sul mercato. Venivo da un’esperienza più che decennale nella creazione e gestione di boutique online prima nel Gruppo La Perla, in Furla e poi appunto in YOOX Group (La Perla è stato il primo luxury brand italiano ad avere una boutique online nel lontano 2000). Avevo quindi piena consapevolezza di cosa significasse fare e-commerce come azienda produttrice e cosa volesse dire farlo in outsourcing per le aziende produttrici. Ho deciso quindi di “fondere” in Glam questi due lati della stessa medaglia per aiutare al meglio le aziende di moda a sviluppare i loro progetti e-commerce.  La differenza sostanziale rispetto agli altri player sul mercato è che non ci limitiamo a offrire un servizio di consulenza ma diventiamo l’azienda stessa accompagnando il brand lungo tutta la Digital Trasformation. Lavoriamo con grandi firme ma anche per realtà più piccole, sempre in un’ottica internazionale. Questo in sintesi è Glam.

Come mai avete deciso di diventare partner nel progetto di Cinquerosso Arte?

Conosco Francesca da oltre vent’anni, avendo lavorato con lei nel Gruppo La Perla, e siamo sempre rimasti in contatto. Apprezzo enormemente la sua sensibilità estetica, il suo buon gusto e la sua creatività. Sono felice che abbia deciso di coinvolgerci in questo progetto e pensiamo di poter dare un contributo importante, perché abbiamo forti competenze verticali sul canale e-commerce e sul digital marketing. Abbiamo un team specializzato nell’analisi dei dati che è in grado di capire, partendo dai numeri, qual è la strada da intraprendere.

Sono competenze che possono dare energia a Cinquerosso Arte e far emergere al meglio gli artisti. Inoltre sono complementari rispetto all’approccio creativo di Francesca e della sua squadra, ed è proprio questo essere complementari che mi fa ben sperare per il futuro. Aggiungo che abbiamo anche qualcosa che condividiamo: l’imprinting dell’alta moda che deriva dalla nostra comune attività in La Perla.

Nell’aderire a Cinquerosso Arte siamo partiti da queste esperienze comuni e dalla fiducia reciproca, ma il progetto ci è sembrato molto interessante in sé, perché va a coprire un’area di mercato ancora non “servita”.

Fotografia Still-life e arte fiori

Marcella Fierro – Il fior fiore dell’arte still-life

Fotografa professionista specializzata in still-life, ritratto e fotografia d’arredamento, Marcella Fierro è nata a Verona. Si è trasferita a Bologna nel 1993 per frequentare l’Accademia di Belle arti, con un percorso di studi dedicato alla scenografia. È in questo periodo che incontra la fotografia e se ne innamora. La sua formazione professionale ha inizio come assistente in ambito pubblicitario, e apprende quindi tutte le tecniche della fotografia di altissimo livello.

Oggi Marcella ha un suo studio, collabora regolarmente con agenzie di comunicazione e aziende private. L’attività artistica ha sempre fiancheggiato il lavoro su commissione: la qualità e la ricerca creativa sono gli elementi predominanti della sua fotografia. 

Marcella, parlaci dei tuoi fiori. Come mai ti sei concentrata su di loro?

Lo still-life, o natura morta, è una mia grande passione oltre che un lavoro, e i fiori sono tra i miei soggetti preferiti. Non riesco a non fotografarli appena mi capita di averli tra le mani.

Del resto sono da sempre protagonisti nella storia dell’arte, sia per la loro intrinseca bellezza, sia per tutti i significati simbolici di cui sono carichi. Basti pensare al fatto che i fiori sono destinati a incantare con la loro bellezza, ma solo per pochissimo tempo. Fotografandoli, li faccio durare per sempre.

Quando sono stata coinvolta nel progetto di Cinquerosso Arte ho subito pensato ai miei fiori come opere da proporre. Credo che ben si prestino alla missione di Cinquerosso Arte, quella di portare bellezza nella vita delle persone. Cosa c’è di più bello e piacevole da guardare di un fiore?

L’idea mi è poi piaciuta così tanto che ho iniziato a realizzare fotografie di fiori appositamente per Cinquerosso Arte.

Oltre ai fiori veri e propri, fotografi anche le tue composizioni. Qui c’è un doppio processo creativo…

Sì, mi piace molto accostare diversi oggetti, materiali, colori. È proprio l’essenza dello still-life. Non è affatto banale fotografare materiali diversi che, per esempio, reagiscono alla luce in modo differente. Questa difficoltà, questa sfida, è anche quello che rende interessante questo tipo di lavoro. Le mie composizioni floreali sono un’evoluzione di questa mia passione per la natura morta: combinare materiali diversi in forme armoniose.

Come fai a renderli così “vibranti”?

Intanto fotografo tutti i miei fiori in studio, e quindi con un totale controllo della luce. Scelgo ogni aspetto, dal colore dello sfondo al tipo di illuminazione, alla direzione, al contrasto, in modo da determinare esattamente l’atmosfera che ho in mente.

Insomma, non mi limito a fotografare i fiori, ma li interpreto. Cerco di fare in modo che la loro bellezza risalti al meglio, ma allo stesso tempo li rendo “miei”. Per esempio, pensate quanto cambia un fiore con una luce soffusa che appiana le ombre e con una più intensa che crea forti chiaroscuri. Oppure alla differenza tra un fondo pastello, più delicato, e un fondo nero che crea un’atmosfera molto teatrale. Magari il fiore è lo stesso, ma regala emozioni tanto diverse. Questa è l’essenza del mio lavoro.

Scopri le opere still-life di Marcella Fierro

e-commerce di arte accessibile

L’arte per tutti – Intervista a Francesca Fazioli

Titolare e Direttore Creativo dell’agenzia di comunicazione Cinquerosso, Francesca è la mente da cui è nato il progetto Cinquerosso Arte, ed è anche il cuore che lo alimenta con il suo trascinante entusiasmo.

Francesca, come è nata l’idea di Cinquerosso Arte?

È un progetto che ha preso forma piano piano, ma l’intuizione iniziale è arrivata dal contatto con i creativi con cui collaboro. Mi mostravano i loro lavori, anche per chiedere un mio parere, e mi capitava spesso di pensare: “Quest’opera è davvero bella, meriterebbe di avere un mercato”. Sono cresciuta in una famiglia come tante, ma che aveva una passione sfrenata per la letteratura, il teatro e soprattutto per l’arte. Passione che i miei genitori mi hanno trasmesso. Oggi c’è l’arte quotata, che richiede investimenti di un certo peso, e dall’altra c’è un enorme proliferare di immagini che si possono acquistare facilmente ma sono “fatte in serie”. Un po’ come per la moda: da una parte l’altissima qualità delle grandi firme e dall’altra il fast fashion. In questo contesto gli artisti emergenti faticano a farsi valere, ed è un peccato perché ci sono davvero dei bei talenti in giro. Ecco, dalla combinazione di questi pensieri è nata una domanda: è possibile trovare un punto di incontro tra artisti di valore, ma poco conosciuti, e persone che vorrebbero acquistare opere d’arte ma non possono permettersi grandi investimenti?

E la risposta è stata un e-commerce di opere d’arte…

Sì. L’e-commerce può dare accesso a un pubblico vastissimo, dispone di tutti i mezzi del digital marketing e ci permette quindi di valorizzare al meglio in nostri artisti. Inoltre è uno strumento utile per chi acquista: in qualsiasi momento è possibile guardare le opere, scegliere e ordinare senza muoversi di casa. Ma Cinquerosso Arte non solo è solo una strategia commerciale. Ci piace pensare che sia davvero un punto di incontro tra talenti e persone che cercano qualcosa di più del solito poster. Uno spazio concreto, anche se digitale, in cui il bisogno di bellezza delle persone può essere soddisfatto.

Credi dunque che le persone abbiano bisogno di arte?

Certamente. Credo anzi che ne abbiano il diritto. Sono convinta che sia importante avere intorno a noi qualcosa di bello, che ci tocca il cuore, che ci fa riflettere o sognare. Inoltre, scegliere un’opera d’arte è anche un modo per esprimere la nostra personalità, il nostro stile. Anche per questo offriamo un servizio di consulenza, sia per privati sia per aziende e professionisti.

In cosa consiste questo servizio di consulenza?

È molto semplice, in realtà. Può succedere che un professionista, per esempio un interior designer, abbia intenzione di completare un suo progetto con opere d’arte in sintonia con l’insieme. In questo caso può acquistare le opere direttamente dal sito di Cinquerosso Arte, oppure può chiedere un aiuto più specifico. Noi analizziamo le sue necessità e pensiamo a quali opere, tra quelle che sono già nel sito e quelle che magari sono in via di realizzazione, possano corrispondere al meglio. Questo vale anche per attività commerciali, per esempio un ristorante o un B&B, come per i privati che devono arredare casa. In tutti i casi noi siamo a disposizione perché l’opera giusta incontri la persona giusta. In conclusione, credo molto in Cinquerosso Arte. Mi auguro davvero che possa aiutare tanti giovani artisti a esprimersi, e tante persone ad arricchire la propria vita.

Arte Fiera e Art City Bologna

Arte Fiera e Art City. Bologna è in fermento.

Tra il 13 e il 15 maggio si tiene a Bologna la 45a edizione di Arte Fiera, il più importante evento fieristico per le gallerie italiane, intorno a cui ruota una miriade di iniziative, tra cui il varo di Cinquerosso Arte.

Quando a Bologna c’è Arte Fiera si vede! Questo evento, che festeggia i suoi 45 anni, è uno dei più prestigiosi del suo genere ed è il più importante appuntamento dedicato alle gallerie d’arte italiane. Non solo: l’attività fieristica vera e propria si inserisce in una cornice di eventi collaterali che trasformano la città in uno spazio espositivo diffuso, in cui si susseguono incontri e iniziative speciali. In questi giorni, insomma, Bologna pullula di artisti, galleristi, appassionati e curiosi; si respira arte in ogni angolo ed è impossibile non restare contagiati da questa esplosione di creatività.

Come si articolano Arte Fiera e Art City Arte Fiera è strutturata su più sezioni. La principale, aperta al pubblico, è la Main Section che raccoglie le gallerie selezionate per la partecipazione, e che a loro volta espongono un numero limitato di artisti. Alla Main Section si affiancano le sezioni Focus, Pittura XXI, Fotografia e immagini in movimento, che approfondiscono anno per anno tematiche, movimenti, periodi storici, singoli artisti e mezzi espressivi diversi. Art City precede di qualche giorno Arte Fiera, prendendo il via già il 7 maggio, e si articola a sua volta in un Main Program corredato da una moltitudine di eventi in ogni punto della città. Le iniziative sono talmente tante che è impossibile elencarle tutte. Consigliamo di seguire gli hashtag #artefiera2022 e #artefiera, per tenersi aggiornati.

In occasione di Arte Fiera sboccia Cinquerosso Arte È in questo clima di intenso fermento creativo che abbiamo voluto inserire il go live del sito di Cinquerosso Arte. Il nostro progetto nasce proprio a Bologna, e inaugurare il sito durante questo evento così importante ci sembrava molto appropriato. L’arte è un territorio accogliente, dove c’è posto per tutti, dagli artisti di fama internazionale ai giovani emergenti, perché si tratta di emozioni, interpretazioni, messaggi che attraverso diversi linguaggi raggiungono pubblici diversi. Siamo felici di poter dare il nostro contributo per rendere l’arte ancora più “democratica”.

T O P
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