Ha iniziato con le composizioni floreali e ora realizza ambienti che sono armoniose composizioni di arredi, oggetti e opere d’arte. Fabrizio Cocchi ci racconta il suo modo di intendere l’interior design, dove la parola chiave è “unico”.
Fabrizio, il suo percorso professionale è piuttosto particolare. Come è iniziato e come è arrivato a oggi?
Ho iniziato tanti anni fa con un negozio di fiori originale, uno spazio senza vetrine ricavato all’interno di un antico cortile. Oltre ai fiori c’erano oggetti per la casa e piccoli complementi d’arredo, perché mi ha sempre interessato il tema della decorazione. Con il tempo l’arredamento è diventato sempre più centrale.
Dopo qualche anno, ho deciso di cedere l’attività alla mia socia e trasferirmi a New York, dove ho lavorato da Takashimaya, un concept store giapponese sulla Fifth Avenue. È stata un’esperienza fondamentale, che mi ha permesso di confrontarmi con una visione internazionale del design. Tornato in Italia ho aperto Camera con vista, insieme ad alcuni soci, un progetto che univa arredamento contemporaneo, antiquariato e modernariato. Già allora cercavo di realizzare pezzi unici e mobili su misura.
Successivamente ho scelto di mettermi in proprio e da quel momento il mio studio è cresciuto progressivamente fino a diventare quello che è oggi: uno showroom composto da tre spazi, che mi diverto a cambiare periodicamente seguendo diverse ispirazioni. A volte, per esempio, è in stile più contemporaneo, a volte mescolo elementi etnici con pezzi di design vintage. In ogni caso sono sempre ambienti completi, ricchi di oggetti, lampade, libri, opere e dettagli. Mi piace che chi entra possa immaginare immediatamente una casa vissuta, non una semplice esposizione di prodotti.
Qual è la filosofia che guida il suo lavoro?
Io non parto mai dal catalogo. Il primo lavoro è capire chi ho davanti. Dedico molto tempo ad ascoltare il cliente, a capire come vive la casa, quali sono le sue abitudini, i suoi desideri: tutte cose che magari fatica anche a esprimere. Una casa non è uno showroom: è il luogo in cui si torna ogni giorno e ci si deve sentire bene.
Per questo preferisco costruire ogni ambiente come un abito sartoriale. Per esempio, disegno i divani sulle esigenze di chi li userà, scelgo l’altezza degli schienali, il tipo di imbottitura, i tessuti, fino ai dettagli della tavola e degli accessori. Collaboro con artigiani e tappezzieri proprio per realizzare oggetti unici, cuciti sulle persone. È un processo più complesso rispetto alla semplice vendita di un marchio, ma il risultato è una casa che rappresenta davvero chi la abita.
Qual è il valore dell’opera d’arte all’interno di una casa, secondo questa filosofia?
Per me l’arte non è soltanto un investimento economico. È qualcosa con cui conviviamo ogni giorno e che deve trasmettere emozioni. Un’opera deve dialogare con l’ambiente e contribuire all’armonia complessiva. Se acquistassi un’opera esclusivamente perché il mercato la considera importante, probabilmente la terrei in banca e non nel soggiorno.
Capita che venga chiamato quando una casa è già arredata ma manca qualcosa. È lì che intervengono l’arte, il colore e gli accessori. Un quadro può diventare il punto di rottura in un ambiente troppo uniforme, oppure l’elemento capace di legare tutto il progetto.
Credo sia importante anche dare spazio ad artisti emergenti: il valore di un’opera non coincide necessariamente con il suo prezzo. Un lavoro di un giovane autore può emozionare molto più di un’opera costosissima che, semplicemente, non trova il suo posto in quella casa.
Lei lavora anche nel settore dell’hôtellerie. Come cambia il rapporto tra interior design e arte quando si progetta un hotel?
L’approccio è diverso perché entrano in gioco esigenze di replicabilità e di budget. In un albergo l’arte resta fondamentale: una camera senza opere alle pareti rischia di risultare fredda e impersonale. Ma bisogna confrontarsi con numeri importanti, perché un progetto può prevedere decine di camere.
Per questo spesso si scelgono litografie, multipli o stampe di qualità, che consentono di mantenere un’identità estetica senza affrontare costi insostenibili. Lo stesso discorso vale per showroom e allestimenti temporanei: anche quando ho collaborato con aziende come Cassina per realizzare set fotografici, il tema delle opere era sempre centrale. Una casa, vera o ricostruita per una campagna pubblicitaria, senza quadri non appare mai davvero vissuta.
Ecco perché penso che l’offerta di Cinquerosso Arte sia molto interessante e che lo sarà sempre più in futuro. Ci sono molte situazioni in cui è importante avere opere d’arte di qualità senza dover investire cifre impossibili.