by Redazione Hotel Domani Magazine
Francesca Fazioli è la fondatrice di Cinquerosso Arte, punto d’incontro tra fotografi, stilisti, designer, architetti e artisti. Un laboratorio di idee con linguaggi diversi dove l’arte diventa parte integrante dei progetti di interior design, in particolare nel mondo dell’hôtellerie.

Come collaborate con i progettisti?
Gli architetti si rivolgono a noi quando desiderano inserire opere d’arte coerenti con il concept del loro progetto. Si tratta di hotel con un’identità precisa, dove ogni dettaglio segue un fil rouge. L’arte deve inserirsi in questa narrazione, diventandone un naturale continuum.
Quando selezionate le opere d’arte?
A monte, dal nostro catalogo. Cerchiamo artisti che abbiano una poetica definita, uno stile consapevole e qualcosa di autentico da dire. Quando nasce un progetto, possiamo attingere a questo patrimonio e, insieme all’architetto, individuiamo le opere più adatte al concept.
Tenete conto della visione dell’interior designer, identità e marchio dell’hotel, profilo degli ospiti?
Assolutamente sì. Un hotel non è una galleria d’arte, ma uno spazio con una personalità e un pubblico preciso. Il nostro lavoro parte sempre dal progetto di interior design, legato al brand e al target della struttura. Le opere vengono scelte per valorizzare l’esperienza dell’ospite e rafforzare la coerenza narrativa dell’albergo.
È più consulenza o co-creazione?
Direi consulenza creativa: non realizziamo art hotel, ma usiamo l’arte per creare equilibrio tra estetica, emozione e messaggio, offrendo qualcosa di bello e contestualizzato. Spesso scegliamo riproduzioni di alta qualità a tiratura limitata, che mantengono il valore artistico e garantiscono sostenibilità economica: un vero punto di forza del nostro approccio.
Esempi?
All’Hotel U-Visionary di Venezia, progettato da Daniele Chiocchio sul tema “Venezia come ponte tra Oriente e Occidente”, le nostre proposte hanno interpretato alla perfezione questo racconto: le fotografie di Icaro, i lavori di Giulio Rigoni e le opere di Luca Brandi hanno evocato le atmosfere sospese tra laguna e Oriente, amplificando l’identità dell’hotel.

Avete riscontri sull’impatto nella reputazione della struttura?
I feedback sono molto positivi, sia da architetti che da investitori, mentre misurare l’impatto sulla soddisfazione dell’ospite è più difficile. Ma il tema “Arte e Hospitality” è oggi più attuale che mai: quando abbiamo iniziato sembrava non avere futuro, ora è al centro dei principali eventi del settore.
Come immaginate il futuro del rapporto tra arte e hôtellerie?
La personalizzazione, già tendenza consolidata, guiderà il rapporto tra arte e hôtellerie. L’hotel del futuro dovrà offrire esperienze significative e in linea con i valori dell’ospite. Il Mode Hotel di Rimini, orientato alla sostenibilità, è un altro esempio: le opere d’arte creano armonia e rafforzano il valore etico del progetto. Perché l’arte non è solo estetica, ma un linguaggio che dà senso ai luoghi.