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sede Cinquerosso Arte Palazzo Guidotti bologna Via Farini 9

Cinquerosso Arte cambia casa, e lo annuncia con una mostra

Una collettiva con le opere originali di 13 artisti emergenti in occasione ArteFiera 2026. Così Cinquerosso Arte presenta in anteprima la nuova sede in via Farini 9, al primo piano di Palazzo Guidotti a Bologna.

Francesca, che cosa succede in Cinquerosso?

Stiamo vivendo un momento di passaggio molto importante: lasciamo la storica sede dello studio Cinquerosso di Via Remorsella 5 e ci trasferiamo in un nuovo spazio, che diventerà la nostra nuova casa. Non parliamo solo di un cambio di indirizzo, ma di un’evoluzione naturale di ciò che siamo oggi per poter dare ancora più spazio alla creatività.

Dopo oltre vent’anni di attività nel settore della comunicazione, nel 2022 è nata Cinquerosso Arte, e oggi ci spingiamo ancora più in profondità nel mondo dell’arte e dell’interior design. Continueremo a sviluppare progetti di comunicazione, ma sempre più in dialogo con creativi e progettisti, proprio sull’onda del successo di Cinquerosso Arte.

L’idea è quella di creare una vera e propria “dimora”: uno spazio accogliente, vissuto, che favorisca la sinergia tra le diverse forme espressive. All’interno dei nuovi spazi vorremmo infatti coinvolgere, oltre ai nostri artisti, anche designer emergenti, artigiani, aziende selezionate, per presentare a studi di architettura e clienti privati oggetti d’arredo, nuovi materiali e ovviamente opere d’arte che possano completare e arricchire i loro progetti.

Un modello ancora poco diffuso a Bologna

Proprio così. Qui tutto è ancora molto frammentato: l’arte in galleria, il design negli showroom, gli accessori nei negozi di oggettistica. Noi vogliamo proporre un’esperienza diversa, integrata, dove arte e design convivono in un unico ambiente.

La nuova sede si presta perfettamente a questo scopo: saremo in Via Farini 9, al primo piano di Palazzo Guidotti, proprio di fronte alla prestigiosa Galleria Cavour. È uno spazio più raccolto rispetto al precedente, un vero gioiello: finestroni affacciati sulla città, soffitti affrescati, pavimenti in palladiana…Un ambiente classico ed elegante che dialoga armoniosamente con l’arte e il design contemporanei.

Come sarà la mostra?

È importante sottolineare che non si tratta di un’inaugurazione. Quella avrà luogo più avanti, probabilmente verso l’estate. Questa mostra è una sorta di anteprima organizzata in occasione di ArteFiera 2026, sabato 7 febbraio dalle 17 alle 22 e sarà visitabile solo su invito personale. Per chi vorrà partecipare, a partire da Lunedì 9 febbraio in poi, sarà possibile visitare l’esposizione facendo richiesta via mail a: info@cinquerossoarte.com. Sarà un’occasione per ammirare dal vivo le opere dei nostri artisti, e anche per acquistarle.

Questi gli artisti in esposizione: Giuseppe Barilaro, Luca Brandi, Letizia Carattini, Giulia Gray, Filippo Manfroni, Rosalba Mangione, Andrea Marchesini, Enrico Pelissero, Mattia Perru, Chiara Sgarzi, Polina Stepanova, Sonia Strukul, Francesco Zurlini.

L’allestimento sarà molto essenziale: solo luce e opere alle pareti. Volevamo che l’attenzione fosse completamente concentrata sui lavori esposti. Le opere rimarranno nello spazio anche successivamente, diventando parte integrante della nuova sede e di nuove iniziative.

Questa mostra è quindi un nuovo inizio?

Assolutamente sì. È la prima di una lunga serie di eventi ed esposizioni tematiche e progetti curatoriali specifici che realizzeremo nel tempo, sempre rivolgendoci al settore dell’interior design e dell’hospitality in particolare. Questa nostra nuova casa sarà sempre più viva e accogliente!

Leggi l’articolo sul temporary shop di Cinquerosso Arte!

ovre.design interior design giulia delpiano corrado conti

Giulia Delpiano – Anche l’estetica concorre a creare valore

Fondatrice e titolare di ovre.design insieme a Corrado Conti, Giulia Delpiano racconta una realtà creativa e allo stesso tempo molto orientata al ritorno economico per l’hotel, dall’efficienza degli spazi alla qualità dell’esperienza dell’ospite.

Giulia, ci può descrivere ovre.design?

La nostra è una società che si occupa di strategie creative e progettazioni di interni nell’ambito dell’hospitality. Siamo quindi tutti architetti specializzati nell’interior design. In particolare diamo grande importanza al valore esperienziale degli interni e di conseguenza al tipo di revenue che essi possono avere sui nostri committenti, cioè i proprietari o gestori di hotel.

Siamo uno studio strategico, nel senso che cerchiamo di far sì che la componente estetica sia efficiente dal punto di vista economico per il nostro cliente, e non relegata superficialmente al solo ruolo di abbellimento. Gli interni infatti producono aspettative, quindi attirano potenziali ospiti in un hotel piuttosto che nell’altro, inoltre identificano l’hotel e quindi lo rendono unico e riconoscibile, aumentando di conseguenza il fatturato.

Siamo quindi specializzati in posizionamento di mercato e definizione del target cliente.  Gestiamo tutto quello che riguarda la direzione creativa del progetto, per cui sviluppiamo esperienze e servizi fino ad arrivare all’interior design vero e proprio, che è sostanzialmente l’ultima parte di un’analisi strategica.

Nella fase di interior design vero e proprio ci occupiamo della disposizione degli spazi funzionali, cioè del layout degli ambienti. Nel 99% dei casi si tratta di ristrutturazioni, perché lavorando molto in Italia abbiamo a che fare spesso con edifici storici o come comunque preesistenti; per questo curiamo l’efficientamento degli spazi, tenendo conto dell’esperienza prevista per l’ospite, che sarà chiaramente diversa in un family hotel rispetto a un wellness hotel o a un business hotel. La distribuzione degli spazi dovrà quindi essere coerente con il tipo di target e ovviamente con l’identità dell’hotel.

Dopodiché ci occupiamo delle finiture: quindi pavimenti, rivestimenti murari, colori, materiali e tutta la parte di mobilio, che è quasi tutto su disegno nostro. Generalmente acquistiamo solo poltroncine e luci, perché hanno tempistiche di omologazione molto lunghe, mentre tutto il resto è disegnato appositamente da noi.

Vi occupate anche della scelta e della collocazione delle opere d’arte?

Sì, certamente. Il nostro incarico termina all’apertura dell’hotel e quindi supervisioniamo anche la parte di brand identity, dal logo a tutto quello che riguarda l’identità visiva. Tutto deve essere coerente con il design complessivo dell’hotel. La selezione dell’artwork fa parte integrante dei nostri incarichi, sia per quanto riguarda le opere d’arte vere e proprie sia per la parte decorativa che riguarda le suppellettili e ogni altro elemento che permette di percepire l’ambiente come vivo. L’arte ha in questo un grandissimo ruolo e fa parte al 100% della progettazione, perché un ambiente senza opere d’arte sembra non finito.

Il vostro studio ha avviato una collaborazione con Cinquerosso Arte. Può darci qualche dettaglio?

Noi ci affidiamo a Cinquerosso Arte perché crediamo molto nella specializzazione; è proprio uno dei “diktat” della nostra società. Ognuno deve fare quello in cui è veramente bravo. Noi siamo specializzati in un settore e cerchiamo di fornire ai nostri clienti l’eccellenza di quel settore, e di conseguenza ci rivolgiamo a fornitori o professionisti che possono a loro volta dare a noi consulenze estremamente specifiche. Quindi, così come mi rivolgo a esperti di LVT per i pavimenti, e mi aspetto che siano loro a darmi le competenze tecniche in quel senso, mi rivolgo a Cinquerosso Arte perché loro sono estremamente competenti e conoscono molto bene il settore dell’arte. Abbiamo iniziato a lavorare con loro da quest’anno, e quello che ci ha colpito da subito è la capacità di captare la nostra necessità comunicativa, quello che andiamo cercando, e di conseguenza la capacità di offrirci le opzioni migliori.

Leggi l’intervista ad Alessia Galimberti!

erik nissen johansen stylt

Erik Nissen Johansen: dall’ispirazione rinascimentale all’innovazione multidisciplianre nell’hospitality

Erik Nissen Johansen, fondatore e direttore creativo di Stylt Trampoli AB, è a capo di uno degli studi di design e sorytelling più innovativi nel panorama globale dell’ospitalità. Ispirato dal Rinascimento fiorentino, riesce a fondere prospettive differenti — storytelling, arte e profonda conoscenza del mondo dell’ospitalità — attraverso un approccio multidisciplinare che conferisce ai suoi progetti un carattere unico e distintivo.  

Erik, partiamo dall’inizio: qual è la tua storia e quale visione ha ispirato il tuo percorso professionale?

Tutto è iniziato al liceo, quando un insegnante mi ha fatto scoprire il Rinascimento e Firenze, accendendo in me il desiderio di trasferirmi lì. Mi sono quindi spostato a Firenze per studiare arte e design creativo all’Istituto per l’Arte e il Restauro, e proprio lì ho incontrato una coppia svedese. Insieme abbiamo dato vita a una società di consulenza che unisse arte, galleria, design e marketing, ispirandoci all’approccio multidisciplinare del Rinascimento.

MI sono trasferito a Göteborg per avviare questo gruppo e avevamo un Manifesto che diceva: “ Tutti possono dipingere sui dipinti di tutti, e nessuno può arrabbiarsi per questo.”

Non è stato sempre facile, e i risultati non corrispondevano mai esattamente a ciò che avevo immaginato, ma era sempre interessante… era diverso! Penso che questo rappresenti il vero valore dell’esperienza di oggi.

Per tre anni, con cinque artisti, abbiamo supportato ristoratori nella progettazione di interni, nello sviluppo di concept e storytelling e nell’organizzazione di inaugurazioni memorabili. Poi ci siamo separati, e io mi sono innamorato del mondo dell’ospitalità: creare esperienze insieme ai ristoratori mi ha spinto a fondare un’attività basata su un approccio artistico e narrativo. La mia visione resta profondamente radicata nel Rinascimento, a Firenze e nell’arte, e oggi il nostro lavoro coniuga successo e forte componente creativa. 

Cosa significa “Stylt Trampoli AB” e come è nata l’idea di unire diverse discipline?

Il nome “Trampoli” arriva dall’italiano. A Firenze, seguivo un corso di Storia dell’Arte insieme a Peter, uno degli artisti svedesi con cui avevo fondato il collettivo. Un giorno una docente, notandoci al bar sottostante invece che in aula, ci urlò: “Trampoli, venite qui subito!” Ci soprannominò così “le persone sui trampoli”, perché eravamo i più alti della classe. Il soprannome rimase. Stylt rappresenta uno “strumento” semplice per acquisire una prospettiva diversa.

L’idea di mescolare conoscenze diverse affonda le sue radici nella Firenze dei Medici. Questa famiglia era solita riunire poeti, pittori, architetti e ingegneri, convinta che il confronto tra discipline differenti generasse crescita e creatività. Lo stesso concetto è ripreso da Frans Johansson in The Medici Effect, dove sostiene che le innovazioni più significative nascono proprio dall’incontro tra persone con esperienze e prospettive diverse.

Nella nostra azienda abbracciamo lo stesso spirito di contaminazione creativa. Ci piace pensare che il nostro gruppo creativo non sia fatto solo da “noi”: pur includendo marketing, graphic designer, copywriter, storyteller, interior designer, architetti e artisti, coinvolgiamo anche chef, proprietari e investitori nel processo creativo. Sappiamo che le idee più innovative sono democratiche: non dipendono necessariamente da anni di formazione o esperienza. Per questo includiamo stagisti e giovani nel processo creativo, e spesso sono proprio loro ad avere le intuizioni più originali e nuove.

Basti guardare a hotel innovativi come gli Ace Hotels: non sono stati creati da Marriott, ma da tre DJ. Un DJ sa come interpretare l’energia di uno spazio, una grande azienda sa come generare profitto. Entrambi i punti di vista sono fondamentali, ma se la stanza “non funziona”, il successo è difficile da raggiungere. Per questo, unire discipline ed esperienze diverse è al centro di tutto ciò che facciamo.

Guardando al tuo percorso, quali momenti chiave ritieni abbiano portato Stylt al successo internazionale?

Diversi momenti chiave hanno segnato il nostro percorso.

Uno di questi è stato il progetto Stenungsbaden Yacht Club in Svezia: un grande resort per conferenze noto per i suoi weekend movimentati, che aveva bisogno di un completo restyling.

Abbiamo trasformato una Villa della proprietà in un boutique hotel di dodici camere, Villa JC Stevens, ispirato all’America’s Cup. Questo progetto ci ha permesso di seguire la nostra visione al 100% e, per la prima volta, abbiamo vinto gli AHEAD Awards a Londra, battendo studi di architettura famosissimi.

Un altro traguardo importante è stato Klaus K in Finlandia, entrato a far parte dei Design Hotels™ e accolto con recensioni eccezionali in tutto il mondo.

Non posso non citare anche il Sonya Hotel a San Pietroburgo. Arrivando in città, notammo due cose: molti hotel cercavano di imitare le catene americane, mentre San Pietroburgo è la vera capitale culturale della Russia, costruita da Pietro il Grande con musei, teatri e istituzioni. Abbiamo quindi trasformato Delitto e Castigo di Dostoevskij, il romanzo più famoso della città, in un’esperienza alberghiera. L’idea aveva perfettamente senso, e l’hotel è diventato subito celebre in Russia, attirando attenzione internazionale. 

Dopodichè è arrivata l’attenzione internazionale, anche se, in un certo senso, il progetto più importante è sempre quello più recente. È quello che continua ad attirare l’attenzione.

Quanto è importante lo storytelling nel settore dell’ospitalità e che ruolo ha nei vostri progetti?

Gli esseri umani sono una specie che vive di storie: condividiamo informazioni attraverso racconti da molto prima che esistesse la scrittura. È uno strumento spesso sottovalutato, ma estremamente potente, soprattutto nel marketing. Quando apri un hotel, devi fare in modo che le persone ne vengano a conoscenza, e le storie sono il modo più rapido e naturale per coinvolgere e informare.

Per noi, lo storytelling guida l’intero processo di progettazione. Prima identifichiamo un concept di hotel coerente: cosa manca sul mercato o cosa potrebbe avere successo in quella città. Poi creiamo una narrativa coinvolgente, che definisce design, marketing ed esperienza degli ospiti. La storia deve essere abbastanza forte da rendere efficace ogni comunicazione.

Hotel Sonya a San Pietroburgo è un esempio perfetto. Circa un mese prima della sua apertura ufficiale, l’hotel ha lanciato silenziosamente uno dei due edifici residenziali convertiti. Il giorno dopo, con grande sorpresa, il sindaco Ivanovna Matviyenko si è presentata con la stampa per celebrare l’hotel, sottolineandolo come punto di riferimento culturale e orgoglio della città. Grazie a questa storia e a questo approccio, l’hotel è diventato ampiamente conosciuto in città prima della sua apertura ufficiale.

Questo è il potere dello storytelling, così facendo, l’hotel si è distinto dagli hotel in stile americano ed è stato definito il ritratto più accurato di San Pietroburgo mai raccontato: un delitto di 150 anni fa, che ha coinvolto uno studente e un’ereditiera. Pur essendo una storia oscura, riflette il carattere della città: la tensione, il contrasto tra bene e male, edifici ristrutturati accanto a strutture in rovina, lusso e degrado fianco a fianco. Seguire quella strada ha conferito autenticitá all’hotel. Il marketing tradizionale sarebbe stato molto più costoso, mentre l’approccio narrativo crea impatto, autenticità e risonanza che una campagna convenzionale non può raggiungere.

Quali sfide prevedi per il futuro del settore dell’ospitalità?

Una sfida chiave, che rappresenta anche un’opportunità, per il futuro dell’ospitalità è l’ascesa dell’IA nella pianificazione dei viaggi. In passato, i viaggi su misura erano accessibili solo ai più ricchi, con agenti personali che organizzavano ogni dettaglio. Oggi, l’IA rende esperienze di viaggio altamente personalizzate disponibili a un pubblico molto più ampio. Questo cambiamento apre la strada a hotel più diversificati e di nicchia, pensati per target specifici anziché per il grande pubblico.

La sfida sta nell’educare i clienti ad apprezzare queste esperienze uniche. Un hotel standard in una posizione comoda avrà risultati prevedibili, mentre un hotel che osa offrire un’esperienza altamente curata può ottenere ricavi molto più elevati. Anche un modesto aumento delle tariffe può tradursi in guadagni significativi. Con l’IA che consente esperienze di viaggio sempre più personalizzate, il settore dell’ospitalità si trova di fronte sia alla promessa dell’innovazione sia alla sfida di soddisfare aspettative in continua evoluzione.

Che ruolo ha l’arte nel tuo lavoro e cosa pensi di Cinquerosso Arte?

L’arte ha ovviamente un ruolo fondamentale. Siamo nati come collettivo artistico con un manifesto che promuoveva collaborazione e inclusione.

In un nuovo hotel, circa l’80% del budget è destinato alla costruzione, il resto a design, pittura, arredamento e manodopera, mentre lo strato artistico può rappresentare solo mezzo punto percentuale del totale, a volte anche meno. Eppure, l’arte può generare fino all’80% dell’impatto di un hotel ed è un fattore chiave che lo distingue dai concorrenti. Conferisce personalità allo spazio e trasmette la presenza di un host premuroso, anche quando questi non è fisicamente presente, ed è un vantaggio importante perché consente di ampliare l’esperienza. Per me, questa è di gran lunga la parte più importante del processo, anche se il mio background artistico potrebbe rendermi un po’ di parte.

Cinquerosso Arte gioca un ruolo fondamentale aiutandoci a trovare artisti autentici e di talento, elemento cruciale per il nostro lavoro. In passato, il design alberghiero spesso privilegiava scelte sicure e neutre, anche nell’arte, per non risultare eccessivo. Soggiornare in un hotel permette agli ospiti di vivere un mondo che normalmente non incontrerebbero: uno stile o un design che potrebbero sognare per la propria casa, ma che qui possono esplorare pienamente. Per sbloccare davvero il potenziale artistico di un hotel, serve una narrazione emozionale, e l’arte deve raccontare quella storia, conferendole impatto. I servizi che Cinquerosso Arte offre per progetti di ospitalità sono quindi molto importanti per il nostro lavoro.

Leggi l’intervista all’architetto Simone Gheduzzi!

196+forum hospitality nhowhotel

Cinquerosso Arte partner di 196+ Forum Milan

Si è appena conclusa l’edizione 2025 di 196+ Forum Milan, a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare come azienda partner, presso l’hotel nhow, nel Tortona Design District.

Per l’occasione, Cinquerosso Arte ha realizzato una video installazione con le opere dei suoi artisti, con la quale ha voluto sottolineare la connessione virtuosa tra arte e hötellerie. Inoltre tutti i relatori hanno ricevuto in omaggio un poster artistico.

196+ Forum Milan è la tappa italiana della conferenza annuale dedicata a progettisti e investitori del settore hospitality. Nato nel 2014, questo evento è organizzato in concomitanza con il Salone del Mobile di Milano e propone dibattiti, sessioni interattive, case study, per creare reti tra professionisti di tutto il mondo e aprire nuove opportunità.

Il numero196 rappresenta infatti i Paesi nel mondo (193 Stati membri dell’ONU, due Stati osservatori ONU e un Paese riconosciuto dalla maggioranza degli Stati membri ONU); il “+” simboleggia i potenziali futuri Paesi, ma soprattutto le innumerevoli possibilità generate dagli incontri e dal brainstorming. 196+ Forum, inoltre, assegna l’Hotel Design Award per premiare gli hotel di nuova apertura che si sono distinti per architettura e design, premio che quest’anno è andato all’Ace Hotel & Swim Club di Atene.

“È stato per noi estremamente stimolante partecipare a 196+ Forum Milan – commenta Francesca Fazioli, founder e direttore artistico di Cinquerosso Arte. – Sono state due giornate dense di idee, in cui 14 esperti di hospitality, turismo e progettazione hanno condiviso esperienze, riflessioni e spunti.

In un contesto in continuo cambiamento come quello che stiamo vivendo è importante saper cogliere tendenze e criticità per rispondere con prontezza, ed è altrettanto importante creare occasioni di collaborazione e networking. In questo senso, noi di Cinquerosso Arte vogliamo contribuire proponendoci come partner di alto profilo per l’interior design.”

Leggi l’articolo sul U-Visionary di Venezia!

T O P
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