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Francesca Fazioli founder art director Cinquerosso Arte palazzo guidotti

Cinquerosso Arte compie 4 anni – Festeggiamo immaginando il futuro

Francesca Fazioli, fondatrice e direttore creativo di Cinquerosso Arte, racconta i primi quattro anni di attività tra obiettivi raggiunti, strade intraprese e prospettive future.

Francesca, il 5 maggio Cinquerosso Arte ha compiuto 4 anni. Ritornando con la mente al 5 maggio di quattro anni fa, qual è il primo pensiero?

Il primo pensiero è sicuramente un grande senso di orgoglio per il percorso che abbiamo fatto e per quello che siamo oggi. Insieme a questo, provo anche tanta gratitudine: verso gli artisti che hanno scelto di affidarsi a noi, ma anche verso i clienti e i professionisti che ci hanno dato fiducia in questi anni. 

Quando abbiamo inaugurato Cinquerosso Arte avevamo un duplice obiettivo: da un lato dare visibilità e spazio sul mercato ad artisti emergenti, dall’altro rendere l’arte più accessibile al grande pubblico. Era una sfida ambiziosa, ma oggi possiamo affermare di aver fatto passi importanti in questa direzione, anche oltre le nostre aspettative. 

Eravamo partiti come piattaforma online, e ci siamo radicati sempre più anche “offline”. Sono nate collaborazioni importanti, siamo cresciuti non solo da un punto di vista meramente commerciale: abbiamo ampliato i nostri orizzonti, ci siamo cimentati in imprese che non avevamo previsto all’inizio e che ci stanno portando lontano.

Qual è la chiave che ha reso possibile tutto questo?

Credo che dipenda dal nostro approccio, dalla nostra attitudine. Non solo da cosa offriamo, ma da come agiamo. Cinquerosso Arte nasce da Cinquerosso Studio, un’agenzia di comunicazione con oltre vent’anni di esperienza alle spalle, che ha sempre lavorato cercando di offrire al cliente una visione strategia. Non siamo mai stati semplici fornitori, perché abbiamo sempre arricchito i progetti con proposte che andavano oltre i limiti del singolo servizio. 

Questo ha influenzato profondamente anche il nostro modo di lavorare nel mondo dell’arte.
Non siamo semplicemente una galleria che vende opere: lavoriamo come consulenti. Accompagniamo il cliente – che sia un architetto, un interior designer, un’azienda, un hotel o un privato – in un percorso completo.
Ci muoviamo su più fronti, sempre con una visione strategica. L’opera d’arte non è mai un elemento isolato, ma deve far parte di un racconto, deve saper dialogare con gli spazi e il contesto architettonico, e (in particolare nel caso dell’hôtellerie) deve contribuire a rafforzare l’identità del luogo in cui si trova. Credo sia proprio questa capacità di creare connessioni, e aggiungere ricchezza ai progetti, che rappresenta la nostra chiave vincente.

Quali sono state le tappe più importanti di questi anni?

In questi quattro anni abbiamo costruito un percorso molto ricco e articolato. Una delle direzioni più importanti è stata sicuramente quella legata al mondo dell’hospitality, dove lavoriamo a stretto contatto con architetti e interior designer per integrare l’arte all’interno dei loro concept.

Abbiamo avuto l’opportunità di partecipare a progetti significativi – come U-Visionary a Venezia, MODE a Rimini, Je Rome a Roma, il ristorante Hilton e l’appartamento Rocco Forte in Via Manzoni a Milano – che ci hanno permesso di esprimere al meglio la nostra capacità di affiancare passo passo gli architetti. Parallelamente, abbiamo preso parte a fiere ed eventi di settore e realizzato installazioni, come quelle per InOut (uno dei più importanti eventi dell’hospitality a livello internazionale), che rappresentano momenti fondamentali di visibilità e confronto.

Un’altra esperienza importante è Lo Shoppino a Bologna, il nostro temporary shop: uno spazio pensato per avvicinare ancora di più le persone all’arte, permettendo loro di vedere e acquistare le opere, ma anche oggetti e accessori ispirati alle opere stesse, in un contesto accessibile e diretto.

Infine, una tappa fondamentale è stata l’apertura della nuova sede in via Farini 9 a Bologna. Attualmente siamo in fase di trasloco, e la nostra ambizione è che diventi un vero luogo di incontro tra arte, architettura, design e artigianato di alto profilo: un ambiente pensato per creare relazioni, stimolare idee e favorire nuove collaborazioni tra diverse figure professionali. Vorremmo, cioè, rafforzare ulteriormente la nostra capacità di muoverci su più livelli e in più direzioni, perché crediamo che l’arte non sia solo qualcosa da ammirare nei ritagli di tempo. Crediamo nella potenza dell’arte come linguaggio, come strumento di comunicazione, come fonte di benessere per le persone e magari anche come volano economico. E vorremmo farlo collaborando sempre più strettamente con architetti e interior designer. 

Cosa possiamo aspettarci per il futuro di Cinquerosso Arte?

Abbiamo iniziato sognando in grande, e continuiamo a farlo. Il nostro sguardo è sempre più internazionale. Vogliamo portare il nostro modello anche all’estero, mantenendo la stessa attenzione alla qualità, alla relazione e alla progettualità che ci contraddistingue.

Abbiamo già iniziato questo percorso dagli Stati Uniti, grazie a una partnership con Spaces by T, che opera come nostro reseller. È un primo passo importante, che ci permette di testare nuovi mercati e di far conoscere il lavoro dei nostri artisti a un pubblico più ampio.

L’obiettivo è continuare a crescere mantenendo fede a quella che è la nostra missione: vorremmo rafforzare il dialogo tra arte e architettura e creare connessioni sempre più solide tra professionisti, aziende e creativi, magari anche su scala internazionale. 
Vogliamo quindi mantenere un approccio ambizioso, continuare a migliorarci e realizzare sempre più progetti. 

Leggi l’articolo sulla nuova sede di Cinquerosso Arte, Palazzo Guidotti!

Architetto Marcello Ceccaroli

Marcello Ceccaroli – L’albergo si apre alla città e all’arte 

Decine di grandi alberghi in Italia portano la firma di Marcello Ceccaroli, noto architetto romano che viaggia per il mondo alla ricerca di nuove suggestioni. Un settore, quello dell’hôtellerie, che sta cambiando anche nel segno dell’arte.

Il suo studio è specializzato in hôtellerie. Come mai questa scelta?

È un percorso iniziato subito dopo la laurea, nel 1994, quando mi sono trasferito in Brianza per lavorare con un’azienda che operava in questo settore. Si trattava di alberghi di altissimo livello, quasi tutti a cinque stelle. Lì ho imparato tanto, partendo dal basso e arrivando al project management. Nel 1999 ho aperto il mio studio a Roma, e da allora abbiamo realizzato oltre 130 strutture, tra alberghi e ristoranti, in Italia.

Qual è l’aspetto che l’appassiona di più di questo lavoro?

Sono finito nel mondo dell’ospitalità quasi per caso, ma l’ho trovato davvero molto affascinante. Sicuramente mi stimola da un punto di vista professionale, perché il settore hôtellerie è sempre in espansione e dà molta visibilità: un conto è realizzare un’abitazione privata, un altro conto è mettere la propria firma sul progetto di un albergo, frequentato da tantissime persone.

Inoltre è un mondo in continua evoluzione, con prodotti innovativi che aprono la strada a molte sfide. Basti pensare che un tempo il mio studio si occupava solo di interni, mentre oggi ci chiedono una progettazione completa: location, progetto architettonico, strutturale, impiantistico e arredamento. Amo talmente tanto il mio lavoro, che ho trasformato le mie vacanze in un’occasione per imparare sempre di più: viaggio con la mia famiglia per visitare gli alberghi più interessanti di tutto il mondo, così mi tengo sempre aggiornato e ispirato.

Che cosa è cambiato in questi anni nel settore?

Trenta, trentacinque anni fa, l’albergo era un edificio chiuso, il cui business era limitato alla clientela. Oggi gli alberghi si sono aperti alla città, organizzano e accolgono sfilate di moda, mostre, ricevimenti, eventi. I ristoranti degli alberghi, che prima non venivano presi in considerazione da clienti esterni, oggi sono importanti punti di aggregazione.

C’è anche un cambiamento in atto in Italia, che arriva per ultima in questo: un tempo gli alberghi nel nostro Paese erano quasi tutti gestiti da privati, mentre oggi si stanno diffondendo le grandi catene, come già avviene all’estero.

Parlava di mostre. Dunque c’è spazio per l’arte negli alberghi?

Sì, certamente. Gli alberghi possono ospitare esposizioni temporanee nelle hall, e questo è uno dei modi in cui l’arte può entrare in questo settore.

Ma c’è spazio per anche in fase di progettazione. Per esempio, di recente abbiamo realizzato un albergo nei pressi della Stazione Termini, a Roma, e in questa occasione ci siamo rivolti al noto sculture Jago, che ha realizzato una serie di opere appositamente per noi. Inserisco spesso opere d’arte nei miei progetti, perché in questo modo l’ospite dell’albergo potrà goderne durante il suo soggiorno.

A questo proposito, cosa pensa del progetto Cinquerosso Arte?

Devo dire che mi piacerebbe collaborare. Ho visto opere davvero molto interessanti, e prima o poi vorrei inserire dei pezzi nei miei progetti perché potrebbe essere un bellissimo connubio. Quando progetto un albergo, mi ispiro tantissimo alla location: mi piace pensare di poter trovare opere che diano un valore aggiunto coerente con questa ispirazione, che diano carattere e riconoscibilità.

L’albergo ha solo da guadagnare nel poter esibire un’impronta artistica. Io stesso, nei miei viaggi, sono felice quando un albergo mi dà emozioni, e cosa c’è di più emozionante dell’arte?

Siamo a ridosso del Salone del Mobile di Milano, un evento molto importante per chi fa il suo mestiere. Sarete presenti?

Abbiamo due progetti che vorremmo esporre. Uno sarà ospitata in uno stand sperimentale, mentre l’altro è una vera e propria camera d’albergo, ma non posso dire di più perché sono sorprese riservate alla fiera.

Pierluigi Molteni architetto Bologna

Pierluigi Molteni – L’opera d’arte è un’ospite d’onore

L’architetto Pierluigi Molteni ci apre virtualmente le porte del suo studio per offrirci il suo interessante punto di vista sul rapporto tra architettura, arte e persone.

Quali sono le caratteristiche principali dei suoi progetti?

Il mio studio segue principalmente progetti di due tipi, residenziali e allestimenti temporanei. Nell’ambito del residenziale, riserviamo molta attenzione a come si modificano nel tempo gli stili di vita e quindi a come si modifica l’abitare delle persone. La nostra non è mai una pura e semplice proposta di stile ma cerchiamo di interpretare al meglio il modo in cui verranno vissuti gli spazi dai nostri committenti. Il nostro mestiere è prima di tutto un lavoro di ascolto e attenzione. Poi accompagniamo il nostro committente a partire dal concept fino al completamento dell’interior, passando attraverso il disegno degli esecutivi, la direzione del cantiere, la scelta di materiali e finiture: sono tutti aspetti  che non possono viaggiare separati.

Il secondo ambito è quello degli allestimenti temporanei, che a sua volta si articola in due filoni. Da una parte ci occupiamo degli allestimenti di alcune importanti aziende del settore ceramico, italiane e straniere, dall’altra curiamo allestimenti museali e d’arte. L’ultimo progetto realizzato è quello per la mostra “Giulio II e Raffaello, una nuova stagione del Rinascimento a Bologna”, alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, che sarà visitabile fino al 5 febbraio 2023.

Questi ambiti, il residenziale e l’allestimento, li sento fortemente legati da un fattore comune. Il mio studio parte sempre dall’esperienza dello spazio, cioè dal modo in cui le persone vivono e percepiscono le qualità spaziali di un determinato ambiente, come risuona, come reagisce alla luce. Che siano spazi abitativi o quelli di una mostra, costruiamo il progetto per far sì che siano accoglienti, interessanti, che invitino alla scoperta. Come dicevo, mettiamo sempre al centro la costruzione di una vera e propria esperienza di senso e di sensi.

Dunque l’arte ha un peso importante nel suo lavoro.

Nel mio lavoro e anche nella mia vita, perché sono un frequentatore “compulsivo” di mostre. Se visito una città lo faccio anche per poter visitare le varie esposizioni. Nel mio lavoro poi mi capita di avere clienti che possiedono importanti collezioni. In questo caso operiamo per creare le giuste condizioni per accogliere le opere ed esaltarne le caratteristiche. Un’opera d’arte condiziona lo spazio e interagisce con questo. Bisogna leggerne e intepretarne sempre le potenzialità

Anche in questo caso si tratta di esperienza?

Sì perché vanno sempre coltivati gli elementi di sorpresa, straniamento, ingaggio. Con un’opera d’arte si instaura sempre un rapporto intimo e quindi bisogna costruire le condizioni per enfatizzarlo. Nella mostra sul Rinascimento ad esempio, il visitatore scopre il pezzo più importante (cioè il ritratto di Giulio II eseguito da Raffaello) attraverso un percorso di scoperta. Allo stesso modo, nelle case queste opere sono talmente cariche di significato che meritano uno studio attento per poterle valorizzare al massimo. Un’opera d’arte è un po’ come una persona cara che viene ad abitare con noi: vive di vita propria e bisogna metterla nelle condizioni per esprimere al meglio quello che ha da dire, quello che ha da dare.

Che cosa pensa del progetto Cinquerosso Arte?

A me sembra un progetto molto sensato. Parto dall’idea che le gallerie si debbano ripensare. Funzionano solo se incoraggiano e facilitano il rapporto tra collezionista e artista, nutrendo la comunità di cultori. Altrimenti sono negozi come gli altri e si perde la magia dell’arte.

Cinquerosso Arte è in qualche modo una comunità, una comunità virtuale che può nutrire la necessità dell’arte. A questo si aggiunge il tema dell’accessibilità. Sdoganato il concetto della riproducibilità dell’opera d’arte (Walter Benjamin ne aveva parlato già nella prima metà del ’900), sappiamo che un multiplo ha le stesse caratteristiche dell’originale, in termini di fruibilità, piacevolezza, capacità di parlarci e donarci sensazioni. L’opera mantiene valore per la sua bellezza intrinseca e perché è legata a un autore, a un artista, ma la riproducibilità consente di diminuirne il costo. Questa è la forza del progetto di Cinquerosso Arte.

T O P
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