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Arte e Architettura, arti gemelle – Intervista a Max Martelli

L’architettura non è soltanto edilizia, così come l’arte non è solo “roba da museo”. Da sempre queste due espressioni della creatività umana sono intrinsecamente legate. Nel parliamo con lo storico dell’arte Max Martelli.

Max, ci racconti in breve il rapporto tra arte e architettura nella storia.

Si tratta ovviamente di un tema vastissimo, ma proverò a sintetizzarlo partendo da un esempio che credo possa avere punti in comune con il progetto Cinquerosso Arte. Voi offrite una consulenza per permettere agli architetti di integrare opere d’arte nei loro progetti, e questo significa che l’opera non arriva dopo, a riempire un vuoto, ma fa parte dell’idea stessa dello spazio.

E di questa profonda compenetrazione abbiamo molti esempi che vengono dal passato. Pensiamo per esempio ai pittori pompeiani, che usavano dipingere gli ambienti delle case creando l’illusione di spazi architettonici. La pittura non era volta a creare semplici decorazioni, ma simulava architetture e quindi modificava la percezione degli spazi.

Ritroviamo questo tipo di relazione in epoche storiche, successive. Dopo la lunga parentesi bizantina, in cui lo spazio e il tempo scomparivano in favore delle icone, che possiamo considerare come preghiere virtuali, arriva Giotto. Cito qui il Presepe di Greccio, ad Assisi, che ci mostra una scena che avviene oltre l’iconostasi. Giotto in questa opera ci porta nel presbiterio e ci fa vedere il retro di un crocifisso. Ci mostra insomma uno spazio architettonico, tridimensionale che sarebbe nascosto alla vista. Dalla metafisica bizantina, passiamo quindi a uno spazio fisico.

Da Giotto in poi, lo spazio torna a essere rappresentato e con esso ritorna il rapporto tra pittura e architettura. Cito per esempio Masaccio, che nella Trinità di Santa Maria Novella a Firenze ci mostra un corpo con una prospettiva quasi architettonica, contenuto in una volta scorciata. Vorrei citare anche Antonello da Messina, nell’Annunciata, perché paradossalmente qui l’architettura non è rappresentata ma sentita: questa opera comprende anche noi, perché lo spettatore occupa il punto nello spazio in cui si trova l’angelo.

Nel Rinascimento abbiamo poi la figura del pittore architetto – Michelangelo, Bernini, Raffaello, Bramante – che si ispirava esplicitamente all’arte romana. In questo periodo viene riscoperta una tecnica chiamata “quadratura” che significa simulare architetture all’interno delle quali vengono inseriti affreschi. La Galleria Farnese di Annibale Carracci è costruita tutta secondo questo sistema.  Interessante è quello che avviene nella seconda metà del ’400 nel territorio veneto, tra Padova e Venezia nel rapporto tra cornice e pittura. Pensiamo ancora al Mantegna nella Pala di San Zeno di Verona, che inserisce la pittura in una cornice monumentale: non si tratta dunque di un semplice contenitore, ma di una vera e propria architettura nella quale vengono messi in scena i personaggi. Questo discorso viene ereditato da Bellini, che in diverse opere replica questo approccio con una cornice forte, architettonica. Lui però fa un passo ulteriore e libera le figure dalla cornice architettonica, per dare loro autonomia, ma la cornice stessa da fisica diventa dipinta. Va citata L’incoronazione della Vergine, oggi nei Musei Civici di Pesaro, che ci mostra una cornice nella cornice. Cristo è rappresentato in una cornice lignea, seduto sul trono insieme alla Vergine, e la spalliera del trono è a sua volta una cornice che inquadra la rappresentazione di un paesaggio. È un’opera di straordinaria modernità e grande impatto, che definirei rivoluzionaria.

Ci sono esempi anche nel campo delle arti plastiche?

Sì, tantissimi. Ce n’è uno che mi sembra particolarmente interessante, ed è l’Altare del Santo di Donatello, a Padova. Si tratta di un gruppo di statue in bronzo con al centro Maria e il Bambino, a cui si accompagnano anche delle formelle con bassorilievi. Ebbene, queste opere erano state pensate da Donatello (che aveva una mentalità da architetto) all’interno di una struttura architettonica ben precisa, di cui oggi non sappiamo nulla. Aver perso questo contesto ci impedisce di apprezzare pienamente l’opera, che di fatto risulta snaturata. Ecco quindi un esempio lampante di un rapporto strettissimo tra arte e architettura, che riconosciamo per assenza. Tra l’altro la pala del Mantegna, di cui parlavo prima e che è successiva di qualche anno, viene utilizzata dagli storici come possibile ipotetico modello di riferimento per la ricostruzione virtuale dell’altare di Padova, dato che ad esso Mantegna sembra essersi ispirato.

Venendo ai giorni nostri, dove possiamo veder interagire arte e architettura?

In epoche più recenti, possiamo guardare al Liberty e all’Art déco, dove c’erano elementi architettonici all’interno dei quali venivano incluse opere pittoriche. Ai giorni nostri invece bisogna pensare alla street art: i veri artisti realizzano opere che utilizzano le parti architettoniche trasfigurandole. Una tubatura, per esempio, diventa lo stelo di un fiore e acquista grazie all’arte una nuova ragion d’essere.

Che cosa pensa del progetto Cinquerosso Arte?

Ho conosciuto di recente lo studio Cinquerosso e mi ha colpito la capacità di progettare, un po’ come gli artisti del passato che abbiamo appena menzionato, soluzioni di arredo attraverso opere d’arte integrate all’architettura e al design dei luoghi che il cliente desidera personalizzare e rendere quindi riconoscibili e unici. È un modo per far “parlare” gli ambienti, per far loro raccontare da subito, per esempio, la filosofia di un’azienda o di un professionista. L’impatto dell’opera d’arte giusta, anche solo nella sala di attesa di uno studio professionale, è un po’ sottovalutato, ma lentamente si sta scoprendo la sua importanza nella comunicazione, la capacità delle opere di colpire chi le guarda. Il quadro giusto, collocato nel punto giusto, può essere parte del successo di un’azienda, o almeno della sua immagine verso il pubblico.

Condivido quindi il fatto che Cinquerosso abbia compreso tali potenzialità e abbia scelto di estendere la propria offerta sviluppando ulteriormente, in una modalità al passo coi tempi, l’antico rapporto tra opere d’arte e architettura. E questo si lega anche, secondo me positivamente, al progetto Cinquerosso Arte, che permette di promuovere i nuovi artisti e i loro lavori, inserendoli da subito in un circuito professionale che li porta a contatto con potenziali clienti. Molti artisti o aspiranti tali potrebbero vedere in questo processo di moltiplicazione seriale delle proprie creazioni, e nella loro applicazione nel campo dell’arredo, un fattore sminuente della propria creatività, o della unicità delle opere d’arte, ma non è così. Basti pensare, appunto, a ciò che abbiamo detto fino ad ora sull’antico rapporto tra arte e architettura.

Pierluigi Molteni architetto Bologna

Pierluigi Molteni – L’opera d’arte è un’ospite d’onore

L’architetto Pierluigi Molteni ci apre virtualmente le porte del suo studio per offrirci il suo interessante punto di vista sul rapporto tra architettura, arte e persone.

Quali sono le caratteristiche principali dei suoi progetti?

Il mio studio segue principalmente progetti di due tipi, residenziali e allestimenti temporanei. Nell’ambito del residenziale, riserviamo molta attenzione a come si modificano nel tempo gli stili di vita e quindi a come si modifica l’abitare delle persone. La nostra non è mai una pura e semplice proposta di stile ma cerchiamo di interpretare al meglio il modo in cui verranno vissuti gli spazi dai nostri committenti. Il nostro mestiere è prima di tutto un lavoro di ascolto e attenzione. Poi accompagniamo il nostro committente a partire dal concept fino al completamento dell’interior, passando attraverso il disegno degli esecutivi, la direzione del cantiere, la scelta di materiali e finiture: sono tutti aspetti  che non possono viaggiare separati.

Il secondo ambito è quello degli allestimenti temporanei, che a sua volta si articola in due filoni. Da una parte ci occupiamo degli allestimenti di alcune importanti aziende del settore ceramico, italiane e straniere, dall’altra curiamo allestimenti museali e d’arte. L’ultimo progetto realizzato è quello per la mostra “Giulio II e Raffaello, una nuova stagione del Rinascimento a Bologna”, alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, che sarà visitabile fino al 5 febbraio 2023.

Questi ambiti, il residenziale e l’allestimento, li sento fortemente legati da un fattore comune. Il mio studio parte sempre dall’esperienza dello spazio, cioè dal modo in cui le persone vivono e percepiscono le qualità spaziali di un determinato ambiente, come risuona, come reagisce alla luce. Che siano spazi abitativi o quelli di una mostra, costruiamo il progetto per far sì che siano accoglienti, interessanti, che invitino alla scoperta. Come dicevo, mettiamo sempre al centro la costruzione di una vera e propria esperienza di senso e di sensi.

Dunque l’arte ha un peso importante nel suo lavoro.

Nel mio lavoro e anche nella mia vita, perché sono un frequentatore “compulsivo” di mostre. Se visito una città lo faccio anche per poter visitare le varie esposizioni. Nel mio lavoro poi mi capita di avere clienti che possiedono importanti collezioni. In questo caso operiamo per creare le giuste condizioni per accogliere le opere ed esaltarne le caratteristiche. Un’opera d’arte condiziona lo spazio e interagisce con questo. Bisogna leggerne e intepretarne sempre le potenzialità

Anche in questo caso si tratta di esperienza?

Sì perché vanno sempre coltivati gli elementi di sorpresa, straniamento, ingaggio. Con un’opera d’arte si instaura sempre un rapporto intimo e quindi bisogna costruire le condizioni per enfatizzarlo. Nella mostra sul Rinascimento ad esempio, il visitatore scopre il pezzo più importante (cioè il ritratto di Giulio II eseguito da Raffaello) attraverso un percorso di scoperta. Allo stesso modo, nelle case queste opere sono talmente cariche di significato che meritano uno studio attento per poterle valorizzare al massimo. Un’opera d’arte è un po’ come una persona cara che viene ad abitare con noi: vive di vita propria e bisogna metterla nelle condizioni per esprimere al meglio quello che ha da dire, quello che ha da dare.

Che cosa pensa del progetto Cinquerosso Arte?

A me sembra un progetto molto sensato. Parto dall’idea che le gallerie si debbano ripensare. Funzionano solo se incoraggiano e facilitano il rapporto tra collezionista e artista, nutrendo la comunità di cultori. Altrimenti sono negozi come gli altri e si perde la magia dell’arte.

Cinquerosso Arte è in qualche modo una comunità, una comunità virtuale che può nutrire la necessità dell’arte. A questo si aggiunge il tema dell’accessibilità. Sdoganato il concetto della riproducibilità dell’opera d’arte (Walter Benjamin ne aveva parlato già nella prima metà del ’900), sappiamo che un multiplo ha le stesse caratteristiche dell’originale, in termini di fruibilità, piacevolezza, capacità di parlarci e donarci sensazioni. L’opera mantiene valore per la sua bellezza intrinseca e perché è legata a un autore, a un artista, ma la riproducibilità consente di diminuirne il costo. Questa è la forza del progetto di Cinquerosso Arte.

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Il servizio di consulenza di Cinquerosso Arte

Vi è mai capitato di entrare in una stanza e percepire una sensazione di armonia, come se ogni cosa fosse esattamente al suo posto?

È quello che succede quando l’ambiente ha un proprio stile, una coerenza tra gli elementi che non lascia emergere dissonanze. Prima ancora di osservare i singoli pezzi che compongono l’arredamento, si avverte il piacere di trovarsi in un luogo curato, governato da un pensiero.

Il servizio di consulenza offerto da Cinquerosso Arte serve proprio a questo, a individuare l’opera d’arte più coerente con l’ambiente in cui dovrà inserirsi.

A Cinquerosso Arte si rivolgono imprese, contractor e professionisti e lo staff raccoglie ed esamina informazioni sul progetto, che può essere l’allestimento di un piccolo negozio, l’arredamento dell’headquarter di una grande azienda o la hall di un albergo. Si studia quindi la brand identity, poiché le opere dovranno essere coerenti con l’immagine aziendale e con le linee guida della sua comunicazione. Un servizio di consulenza è offerto anche a professionisti, come architetti o interior designer, che Cinquerosso Arte può affiancare fin dalle prime fasi di ideazione. In questo modo il progetto sarà completo e coerente in ogni sua parte.

Lo staff studia lo stile, le necessità e la destinazione degli spazi, e sulla base di questo suggerisce le opere più adatte. Non si tratta soltanto di bilanciare forme, ingombri, colori, tonalità. Lo stile è qualcosa di più complesso, che riguarda anche la sfera dei valori e della vision. L’opera d’arte non serve solo a riempire uno spazio, ma trasmette un messaggio, parla a nome dell’azienda e delle persone.

Infine, il servizio di consulenza è a disposizione anche dei clienti privati. Anche in questo si prende in esame lo stile e la personalità del cliente, perché ogni artista esprime una visione del mondo ed è stupendo quando essa è in sintonia con chi la sceglie.

Non esitate a contattarci per avere maggiori informazioni, saremo felici di accompagnarvi in questa ricerca dell’opera giusta per voi.

Scopri di più sul nostro servizio di consulenza.

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